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La proprietà letteraria degli scritti riportati in questo sito è di Claudio Chicco, Via Rivalta, 3/b BEINASCO (TO), il quale ne permette la citazione di brani, citando fonte ed autore e NON ne permette il SUNTO, se non in una versione concordata con l'autore. Per questo fine usare l'apposito form " contatti". Gli articoli pubblicati nel sito possono essere non attendibili. Non mi assumo alcuna responsabilità per contenuto degli articoli di altri autori. La responsabilità dei testi e del loro contenuto è unicamente dei rispettivi autori. Eventuali commenti postati sono a responsabilità di chi li ha postati.
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Blog del Panificio Teresa e Claudio Chicco

-Fiera di San Martino
Martedì 13 novembre 2012.

   In un autunno mite, come vuole la tradizione del giorno di S. Martino, l'estate omonima, l'etè indien, secondo i canadesi, si è tenuta la solita fiera annuale.
   Un grande afflusso di banchi e di visitatori. Una euforica gioia dei fanciulli, i quali, ormai avvezzi alle compere nei grandi centri commerciali il sabato e la domenica con i genitori, invece delle gite domenicali, scoprono che esistono gli animali da fattoria, fornitori di cibo.
   Forse quest'ultima cosa non la sanno, o, come gli adulti stessi, fingono di non saperla.

   La cosa che, come produttore alimentare, trovo un tantino... "strana", è l'accostamento del "foro boario" ad un panificio. Quando dico accostamento, mi riferisco a tre (dico 3 soli) metri di distanza dei bovini dall'ingresso della panetteria e dall'ingresso del magazzino del panificio.

   Per carità, gli animali in questione erano pulitissimi e rinchiusi in un recinto di transenne, il cui fondo era ricoperto da uno spesso strato di paglia e fieno. Nessuno avrebbe potuto calpestare le deiezioni degli animali e portarle mediante le suole delle scarpe all'interno del negozio, se non gli addetti agli animali stessi, che, chissà, se sono venuti a comprarsi uno spuntino...
   Un amico mi ha fatto una battuta che suona così:
   «A l'han gavate l'amniss e a l'han butate la drugia!»

   Per fare posto agli animali, nel giorno della fiera sono stati portati via i bidoni della raccolta rifiuti, che, per come intendo io l'igiene, stanno bene vicino ad una azienda produttrice di alimenti, quanto lo stanno i bovini ed i cavalli.
   I bidoni erano lì da vent'anni o giù di lì, e sotto c'era uno spesso strato di melma, che per l'occasione è stata ripulita.
   Possibile che non ci siano siti più idonei, per i punti di raccolta rifiuti?
   Va detto che, tutto sommato, la fiera ed i bovini hanno portato ad un afflusso di clientela leggermente maggiore che nei giorni normali. Lo dico perché la sistemazione delle mucche potrebbe essere, a voler essere proprio maligni, un dispettuccio verso chi, come me, si rifiuta di riconoscersi nell'Associazione che organizza queste manifestazioni. Esiste, è vero, la libertà di associarsi a qualunque cosa, ma sembra non esista di fatto la libertà di NON ASSOCIARSI. Dunque, se era rappresaglia per quota (o pizzo, o tangente) associativa non pagato, ha sortito l'effetto opposto: non danno ma utile.
   Devo dire che dopo la fiera, gli allevatori hanno lasciato tutto ben pulito (molto più pulito che sotto i bidoni della spazzatura dopo la ripulitura), sono tornati i suddetti bidoni e ci sono rimaste nei locali alcune numerose mosche. Chiunque abbia vissuto in campagna sa che mosche, tafani ed altri insetti, seguono gli animali. Il problema è che queste mosche non sembrano avere la minima nozione d'igiene e di HACCP.
   Sì, loro non sanno che posarsi sulle mucche, sulle loro deiezioni e poi magari sui prodotti alimentari, non va proprio bene. E pare pure che non vogliano saperne, per lo meno non immediatamente, non tutte, che devono terminare la loro carriera nella zanzariera elettrificata.

   Tutto questo, mi ha stimolato delle riflessioni, non tanto per il fatto in se' di mettere vicino alimenti ad uno stadio diverso di lavorazione (prodotto finito pane e bistecche in preparazione) che è proprio ciò che le prassi HACCP cercano di evitare, ma piuttosto per il fatto che abbiamo smesso di pensare e di stupirci.
   Ci siamo talmente abituati a lasciar pensare agli altri, ai tecnici, per una sorta di pigrizia mentale che ci impediva di documentarci per poter giudicare qualsiasi cosa, che ormai viviamo di luoghi comuni calati dall'alto, sui quali non riflettiamo più autonomamente, tanto "ci pensa l'esperto". Una sorta di «Boh! Se han messo le mucche lì, si vede che va bene così.»
   L'abitudine a sentire dalla televisione l'opinione degli "esperti" su qualsiasi argomento, ci ha tolto il gusto, magari più faticoso, di farci una nostra personale visione del problema.
   Così una martellante pubblicità (per nulla interessata a venderci qualcosa, ma per il nostro bene) ci impedisce di capire che siamo gli unici mammiferi sul pianeta che continuano a nutrirsi di latte dopo lo svezzamento. Ma ciò che è peggio che ci nutriamo non di latte umano, ma di un mammifero diverso, che produce un latte diverso da quello umano, adatto alla sua specie e non alla nostra.
   Allo stesso modo, nel corso degli anni, altre pubblicità ci hanno abituati a prendere farmaci di ogni tipo, per il minimo disagio di mal di testa, dolori reumatici, etc., anche se la stessa pubblicità ci avverte che «è un medicinale, può avere effetti indesiderati ANCHE GRAVI. Leggere attentamenti il» BUGIARDINO, il tutto pronunciato a velocità quadrupla rispetto alla normale conversazione.
   Il tragico è che prendiamo lo stesso quei farmaci, nonostante l'ANCHE GRAVI! Ma chi l'ha detto che per stare bene dobbiamo prendere tutti quei prodotti chimici?
   Ma, soprattutto, quale interesse avrebbero le case farmaceutiche a farci guarire?
   Se stiamo bene non consumiamo i loro farmaci! Capito? Allora ci vendono solo farmaci "sintomatici, che attutiscono i sintomi e non agiscono sulle cause della malattia.
   Così, tornando a noi, all'igiene, agli alimenti, mentre la pratica HACCP ci costringe ad occuparci del processo produttivo, di quanto tempo impiega il croissant o la pagnotta a congelarsi, passando da temperatura ambiente a meno diciotto, perdiamo di vista di che cosa sono fatti gli alimenti.
   Cereali imbottiti di pesticidi derivati dal petrolio, perché quel bussiness tira!
   IO NON VOGLIO INTRODURRE PESTICIDI NEL MIO ORGANISMO!
   Cereali transgenici, OGM, perché "vuolsi così colà ove si puote ciò che si vuole", passano insieme agli altri normali, così ci abituiamo.
   IO NON VOGLIO MANGIARE CEREALI OGM!
   Beh! Chi vuole può, spendendo di più, mangiare "biologico". Ma su quale cavolo di pianeta coltivano il biologico, se i vegetali sono soggetti al fenomeno dell'ibridazione, perché le api, che fanno la maggior parte del sesso dei vegetali, non fanno differenza fra biologico e trangenico e/o OGM. Le api, come le mosche, non sanno nulla di HACCP, e mi domando pure se si lavino le zampette, quando lavorano per produrre il miele.
   Bovini, ovini, polli e uova imbottite di antibiotici per precauzione, così che anche quelli come me che si tengono lontani dalle farmacie per chiudere la porta i loro prodotti, se li vedono rientrare dalla finestra sotto forma di cibo.
   IO NON VOGLIO ASSUMERE ANTIBIOTICI!
   Ma noi dormiamo sonni tranquilli: è tutto sotto controllo. C'è il sistema HACCP! C'è la data di scadenza sui prodotti alimentari. Persino il sale, che è stato migliaia di anni, cristallizzato in una montagna, quando lo si lavora, con tutti i crismi dettati dal sistema di analisi dei rischi e controllo dei punti critici, GLI VIENE LA SCADENZA!
   Che sarà mai, qualche mucca davanti ad un panificio?


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