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La proprietà letteraria degli scritti riportati in questo sito è di Claudio Chicco, Via Rivalta, 3/b BEINASCO (TO), il quale ne permette la citazione di brani, citando fonte ed autore e NON ne permette il SUNTO, se non in una versione concordata con l'autore. Per questo fine usare l'apposito form " contatti". Gli articoli pubblicati nel sito possono essere non attendibili. Non mi assumo alcuna responsabilità per contenuto degli articoli di altri autori. La responsabilità dei testi e del loro contenuto è unicamente dei rispettivi autori. Eventuali commenti postati sono a responsabilità di chi li ha postati.
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Blog del Panificio Teresa e Claudio Chicco

Novità-Il pane e la "macchina del pane" secondo Isabel Allende.-[1]
Libro Afrodite

   Non consiglio di fare il pane, può diventare una passione pericolosa. Qualche anno fa comprai una macchina prodigiosa: in un buco si introducevano farina, lievito e acqua, si regolava l'orologio e il giorno dopo la fragranza pane appena sfornato ci svegliava all'ora esatta. Come avesse luogo quella trasmutazione è ancora un mistero impenetrabile. Le immediate conseguenze furono evidenti nel giro vita degli adulti e nel risoluto rifiuto ad alimentarsi con proteine e verdure da parte dei bambini che volevano solo ciambelle, focaccine, trecce e altre delizie. Vista la situazione decidemmo di ritirare la macchina dalla circolazione. Rimase abbandonata in garage per diversi mesi fino a quando al mio figliastro Harleigh, quello con i tatuaggi funerei, venne l'idea di cambiare un paio di pezzi, aggiustare qualche vite e usarla per camuffare la marijuana in biscotti al cioccolato che vendeva a scuola con grande profitto. Questo è stato il mio unico tentativo di fare il pane. Come la poesia, il pane è una vocazione piuttosto malinconica che richiede principalmente tempo libero per l'anima. Il poeta e il panettiere sono fratelli nel fondamentale compito di nutrire l'umanità.
   Se insisti nel voler scrivere versi e farti il pane, salta pure questo capitolo: ti andrà stretto. Le persone che hanno bisogno di provare tutto, anche solo una volta, prima o poi cadono nella tentazione di fare il pane. In questi casi suggerisco di compensarne la scarsa qualità, ovvia per un principiante, dando al pane delle forme divertenti. A questo scopo regalai a mia madre uno stampo con la sagoma del Santo Membro, come generalmente viene l'organo maschile, non so se con arroganza o per scherzo. Ad ogni modo, dopo essere stato in forno, il pane uscì parecchio ingrandito e mia madre non osò metterlo in tavola per timore di umiliare i cavalieri ottuagenari che si recavano a casa sua a prendere il tè. Nella cucina erotica, il pane è un accornpagnamento indispensabile -il grano è ritenuto afrodisiaco ed è un simbolo di fertilità- ma prepararlo richiede molto tempo che sarebbe meglio impiegare a letto.
   Consiglio di comprarlo a cuor leggero da un buon panettiere e di rinunciare risolutamente all'arte dell'impasto perché non si può far tutto nella vita.
   In un racconto di Guy de Maupassant, ogni mattina la giovane servetta di una casa borghese va a comprare il pane con la sua cesta sotto il braccio. Da una finestrina spia il giovane panettiere al lavoro e si porta con sé l'immagine delle ampie spalle, delle braccia forti, della pelle che brilla di sudore e di quelle mani sensuali che impastano e impastano con la risolutezza di un amante, proprio come lei vorrrebbe essere toccata. E siccome è un racconto d'amore, il sogno si avvera più che abbondantemente... Quando vedo quei grandi pani campagnoli inevitabilmente mi viene in mente il panettiere di Maupassant e le sue mani pasta e nella carne soda della ragazza... Ci sono mani e mani, alcune e goffe, altre piccole e forti, leggere e titubanti o grandi e gentili, ma per fare il pane e fare l'amore l'importante è l'intenzione che guida la mano. In Cile il pane più comune è la marraqueta, a forma di vulva; in Francia la baguette, fallica nell'aspetto, non lo è nel temperamento: è modesta, fidata e mantiene sempre la parola. La si trova in qualsiasi città civilizzata, ma da nessuna parte la baguette è così croccante fuori e morbida dentro come a Parigi. Se il menu contempla un pane diverso, non badarci, con una baguette la tua reputazione è sempre al sicuro, salvo quando c'è bisogno di un pane malleabile per quei piatti esotici che si mangiano con le mani. Il suo unico inconveniente è che, non contenendo grassi, si rafferma nel giro di poche ore, e infatti le signore bene francesi la comprano due volte al giorno. Ma non si può pretendere questa abnegazione da tutti; comunque puoi far resuscitare la tua baguette spruzzandola d'acqua e riscaldandola in un forno normale per qualche minuto. Se è fossilizzata, pucciala nel latte e dalla al cane. Ma che non ti venga in mente di metterla nel microonde, le spezzeresti il cuore e la sua essenza violata si trasformerebbe in caucciù.


Questa notte,
come molte senza amante,
preparerò il pane
sprofondando le nocche
nella morbida pasta.


Haiku di Patricia Donegan

Immagine Allende


   Ricordo la cucina di un convento di Bruxelles, quando fui testimone reverente della misteriosa copula tra il lievito, la farina , l'acqua. Una suora laica, con spalle da scaricatore di porto e mani delicate da ballerina, preparava il pane in stampi rotondi e rettangolari, li copriva con un telo bianco lavato e rilavato mille volte e li lasciava riposare vicino alla finestra, su un bancone di legno medievale. Mentre lavorava, all'altra estremità della cucina si vericava il semplice miracolo quotidiano della farina e della poesia, il contenuto degli stampi prendeva vita e un processo lento e sensuale si produceva sotto quei bianchi tovaglioli che, come lenzuola discrete, coprivano la nudità delle pagnotte. La pasta cruda si gonfiava in sospiri segreti, si muoveva soavemente come un corpo di donna che si dà all'amore. L'odore acido del mento si mescolava al respiro intenso e vigoroso dei pani appena sfornati. Ed io, seduta su una panchetta da penitente, in un angolo buio di quella grande stanza di pietra, immersa nel calore e nella fragranza di quell'evento misterioso, piangevo senza sapere perché...

[1] Afrodita Racconti, ricette e altri afrodisiaci © Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano, gennaio 1998. Pagine 132 - 134. Illustrazioni di Robert Shekter.


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