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Debito, crisi, denaro, guerre, Nuovo Ordine Mondiale...

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AssFornoGrucce
Assalto al forno delle grucce


MacchinaPane
La macchina del "pane"

AssaltoForni
Renzo entra in Milano...



Blog del Panificio Teresa e Claudio Chicco

Novità -Scheda aumenti materie prime alimentari-

       Venerdì 21 settembre 2007
       Oggi le grida di allarme sull'aumento "indiscriminato" del pane e della pasta, tengono banco su giornali e telegiornali. Si sparano cifre le più disparate, a raffica e il popolo succube delle televisioni grida in coro, "Dalli agli speculatori". Ma cosa sta succedendo? Non sarà che si sta distogliendo l'attenzione da ciò che accade realmente, additando pane e pasta?
       Uno degli articoli in questione, lo trovo all'indirizzo :
    http://www.disinformazione.it/grano_potere_del_futuro.htm
    che specifica la fonte essere:
       http://www.centrofondi.it/report/report_10_03_06.pdf
        Sono un panificatore fin dal 1975. Mi dà un po' di fastidio che oggi tutti i giornalisti di regime e il dott. Paoletti sembra essere fra questi, sembrano volere fare lo scoop del secolo, scoprendo l'acqua calda: "Scandalo! Il grano costa € 25,00 al quintale ed il pane costa € 270,00 al quintale. Chi specula in questa catena?". Domanda retorica e risposta scontata. È ovvio: il panettiere.
       Facciamo un po' di conti. Oggi i panifici che vendono al dettaglio un quintale di pane sono pochissimi, nel senso che quasi tutti ne vendono meno. Ma mettiamo che sia così. Analizziamo quel panificio fortunato da 1 quintale. Per produrre un quintale di pane al giorno, occorrono due persone. Calcolando che il consumo medio pro capite quotidiano di pane è stimato essere meno di 50 grammi, ad acquistarne un quintale, 100 Kg, 100'000 grammi, vengono tantissime persone e servirebbero almeno due commesse.
       Senza scendere ulteriormente nel dettaglio, perché ci sarebbero da analizzare problemi e costi disparati, consideriamo una azienda, che occupa QUATTRO persone e INCASSA LORDO € 270,00 al giorno per la vendita di quei 100 Kg di pane, l'ambito quintale, ammesso che lo venda tutto, perché succede, e anche molto spesso, che certi giorni rimane molto invenduto. Sono sicuro che salterà agli occhi di chiunque, che un incasso lordo del genere, per quattro persone occupate è ridicolo! La spesa della farina è piccola, € 40,00 circa. Ma c'è tutto il resto, affitto, altre materie prime, elettricità, RISCALDAMENTO FORNO, spese difficilmente quantizzabili al giorno, poi ci sono quattro ridicoli stipendi. Ci sono macchinari e forni, capitali che dovrebbero rendere, ma non lo fanno: stanno lì, fermi si usurano e si guastano. Perché alla fine togliendo, tutte le spese, ciò che resta ai quattro lavoratori è davvero poco. Forse l'artigiano si salva comunque, facendo dodici ore al giorno, per sei giorni la settimana, producendo biscotti, pizza, grissini etc., ma vi assicuro che se li suda i soldi che guadagna. Provare per credere.
       Non è vero che il prezzo ai produttori è costantemente sceso. Quest'anno hanno spuntato anch'essi prezzi record, rispetto al passato, a partire da € 25,00 al quintale.
       In questi giorni si sono sentite le percentuali più assurde sull'aumento del pane dal 1985, ma nessuno dice il costo del pane NEL 1985. Così si fa il gioco di prestigio giornalistico: vi raccontano solo mezza messa e ci si focalizza su quella, senza andare a vedere se il prezzo del 1985 è reale. Ce lo dobbiamo calcolare noi.
       Per fortuna sappiamo giocare anche noi con i numerini.
        2,7/(1+ 419/100)= 2,7/5,19=0,52 €
       Ho voluto risalire, tramite quel 419%, fornito da loro, al prezzo calcolato, partendo dal mio prezzo di vendita alla data di questo articolo (2007), per il 1985: € 0,52, ovvero £. 1.000?.
        Credo non sia esatto. Nel 1991 vendevamo a £. 3'200 al Kg. Nel 1987 a £ 1'850 al Kg. Non credo che in due anni, dall'85 all'87 il prezzo sia salito di £ 850. Purtroppo non ricordo il prezzo esatto del 1985.
    Prezzo del pane 2007 € 2,70
    Prezzo del pane 1985 € 0,52 (£. 1.000?)
    Differenza € 2,18
    CALCOLO PERCENTUALE 2,18:0,52 = x:100
    x=2,18*100/0,52=419,23%
       Fino a qui abbiamo rifatto il calcolo del Paoletti. Calcolare una percentuale, ci riescono più o meno tutti, ma risalire al prezzo dalla percentuale non è cosa che si possa fare a mente. Una giornalista, Angela De Lorenzo, non so chi sia e non mi interessa, calcola un aumento, sempre, chissà perché, rispetto al 1985, del 750%, che a conti fatti farebbe un prezzo del pane di £ 615 al Kg. per il 1985. Con la conversione "ufficiale" dell'euro.
        Con un prezzo a naso mio, di £ 1'700/Kg. del 1985, arriveremmo, con la conversione "ufficiale" di 1936,27 (£ 1'700 / 1'936,27 = 0,88 €), ad un aumento percentuale del pane del 207% dal 1985 ad oggi, che con la conversione "reale" (1,00 € = 1'000 £), scenderebbe al 104%.
       Comunque, Pierluigi Paoletti dovrebbe sapere che nel passaggio dalla lira all'euro, gli italiani ci hanno rimesso già il 50% del loro potere d'acquisto. Di questo innanzitutto si dovrebbe prima di tutto tenere conto, quando si fa un paragone fra prezzi in lira ed in euro, per cui, la semplice moltiplicazione del valore in euro per, circa 2'000 £, è già fuorviante per qualsiasi raffronto serio si voglia fare.
       Si può facilmente convertire millimetri in pollici, Kg in once, e viceversa, perché questi sistemi di misura sono stabili e convenzionalmente accettati da tutti. Il "cambio" di 1'936,27 per l'euro è stata una bufala del momento, che si è dimostrata inesatta fin da subito. L'indice del valore della moneta è dato dal suo potere d'acquisto. Un euro non ha mai avuto il potere d'acquisto di 1'936,27 £. perché i furbacchioni che hanno inventato il gioco economico delle monetine (qualcuno si ricorda che all'inizio ci hanno fatto giocare con i centesimi?), hanno da sempre avuto interesse a svalutarle.
       Il calcolo esatto sarebbe per 1'000!(all'inizio, nel 2001!)
       In questo modo, il suo 419% si ridimensiona subito in un 210%, posto che 0,52 € al Kg fosse reale, cosa che non credo.
       Tutto ciò che costava mille lire, è passato ad un €, non già per le speculazioni dei piccoli imprenditori e artigiani, ma per la loro necessità di sopravvivere in un mondo economico agguerrito, dove la loro fetta di mercato, oltre ad essere assediata dalla grande industria alimentare, deve fare i conti con le energie ed i costi di produzione che continuavano e continuano a lievitare. In queste ultime settimane, il prezzo delle materie prime, le farine, è salito di € 5,00 alla settimana.
       Se fosse vera, e credo lo sia, la mia tesi che ciò che costava mille lire, costa oggi 1,00 €, allora il pane dovrebbe costare € 3,70 / 4,00 almeno, prezzo grosso modo applicato al momento del passaggio all'euro (con la conversione REALE /1000). Invece costa molto meno!
       Si dimentica anche troppo spesso, che tra il grano dal produttore, al prodotto finito pane, ci sono di mezzo lavorazioni che implicano tutte quante l'uso di energie: stoccaggio dei cereali, trasporti ai punti di lavorazione, macinazione, altro trasporto, impastamento, formatura e COTTURA. Ora siccome anche coloro che si occupano di prodotti alimentari, non sono dei missionari, ma dei lavoratori che lo fanno per mantenere la propria famiglia, è necessario considerare che anche essi si debbano adeguare a fare i conti come fanno tutti gli altri lavoratori: gli incassi devono essere SUPERIORI ALLE SPESE! Perché diversamente il loro bussiness non funziona.
       È fin troppo facile dare l'assalto al forno, come da manzoniana memoria, ogni volta che il prezzo al consumo del pane aumenta.
       Ma ragioniamo un attimo, con la nostra testa, non con quella che coltivano per noi i televisori sempre accesi nelle nostre case. Che cosa significa esattamente, che il prezzo delle materie prime alimentari, o di qualsiasi altro bene reale, sale?
       Forse che il valore intrinseco della farina, del pane, è aumentato? Credo proprio di no! Con un chilogrammo di farina, si produce sempre quel 1,2 Kg che si producevano nel 1985. Quel Kg di pane prodotto ha sempre lo stesso valore nutrizionale di vent'anni fa, di mille anni fa. Calcolando quello che oggi è considerato il consumo medio pro capite di pane, di 50 grammi, quel Kg, grosso modo dovrebbe servire per venti persone.
       E qui potrei aprire una parentesi per polemizzare su quanto incida il prezzo del pane sulla famiglia media:
   € 2,7 * 0,05 = € 0,14 (oggi) . Confronto ai tre centesimi del 1985 (che però valevano 6). Otto centesimi di differenza al giorno. Ecco la rovina delle famiglie italiane dove sta! Rapportato ad un mese (0,08 x 30 = 2,40 €). Rapportato ad un anno (2,40 x 12 = 28,80 €)
    Parentesi chiusa.
       Dunque il valore intrinseco del pane, bene di consumo REALE, è sempre quello di allora, come il Kg è sempre il Kg, il metro sempre il metro, ma la moneta no. La moneta è cambiata. Ma anche se non fosse cambiata le cose sarebbero uguali. Dunque se il valore intrinseco dei beni reali, pane, vino, case, benzina è stabile, allora il valore del denaro, che dovrebbe essere l'unità di misura del valore dei beni non lo è. È questo il trucco sotto gli occhi di tutti, da millenni e nessuno lo vede: i prezzi delle cose aumentano, non perché è una legge dell'economia, ma perché questa è la truffa insita nel denaro stesso. Conviene a chi lo emette, che il valore del denaro, anziché essere stabile nel tempo, come si converrebbe per una unità di misura degna di questo nome, diminuisca col tempo.
       Fin dalla sua invenzione il denaro veniva svalutato dai furbacchioni. All'inizio grattavano il bordo delle monete d'oro, per ricavare altro oro. Poi, a mano a mano che il denaro è diventato sempre più virtuale, prima di carta, ma con il supporto dell'oro, poi di carta e basta, scomparendo anche la dicitura "pagabile a vista al portatore", infine il denaro, oggi come oggi, sono soltanto più cifre scritte su un computer, hanno inventato altri mezzi per svalutarlo. La borsa, ad esempio, e la manovrano loro, muovendo grandi capitali. Chi emette il denaro, in teoria dovrebbe rifondere, in qualsiasi momento, lo stesso valore che è stato emesso all'atto dell'emissione. Ma se il suo valore scende, deve rifondere sempre meno. È così che si diventa ricchi, tanto ricchi, da dominare il mondo, sopratutto se la tua famiglia fa questo mestiere da generazioni. Non ci si arricchisce cuocendo pane! Ma forse, come credo, nemmeno speculando in borsa, CentroFondi o meno.
       Devo dire ancora una cosa che mi ripugna perché sono di origine contadina. Mio nonno faceva il bracciante agricolo, un senza terra, e per lui il pane era un vero, reale bene prezioso. Questo mi insegnò tanto tempo fa insieme ai miei genitori.
       Nel 1985 citato, anni ancora del benessere, quando non sapevamo ancora che dietro l'angolo ci aspettava la sola dell'€, il pane era un bene patetico. Costava poco: in questo consiste il patetico. La gente ne comprava tanto e, a fine giornata, se mio nonno lo sapesse si rivolterebbe nella tomba, lo gettava nella spazzatura. Il giorno dopo ne avrebbe comprato dell'altro fresco, tanto costava poco. È vergognoso, ma noi fornai allora, si lavorava per un 30% o forse più, ad uso e consumo dei cassonetti delle immondizie.
       Parafrasando la formica di La Fontaine, si potrebbe dire, a chi allora lo gettava via, di cercalo adesso nei bidoni della spazzatura, se lo trovano caro.
       Negli anni precedenti il 1985, i giornali strombazzavano che c'era una "inflazione" al 20% annuo circa. Io non credo che "inflazione" sia il termine tecnico adeguato. Credo che quel 20% rappresentasse ciò che noi perdevamo all'anno in potere d'acquisto. La svalutazione continua ed inesorabile delle monete, del monopoli reale che vedevamo giocare, e vediamo da sempre, senza capire come ci fregano.
       Alcune domande a Pierluigi Paoletti: tutta quella progressiva svalutazione della moneta, da quando siamo nati ad oggi (non consideriamo i periodi precedenti, dove a rimetterci sono stati i nostri antenati), compresa la botta colossale del passaggio all'euro, che, in un solo colpo, ha dimezzato i nostri piccoli, ma tanti, patrimoni, frutto dei risparmi di una vita di lavoro duro, un capitale immenso, considerando che siamo in tanti, quella immensa fortuna, nelle tasche di chi è finita?
       Perché si dà addosso al panificatore per quei 6 / 8 centesimi di spesa in più AL GIORNO RISPETTO A VENT'ANNI FA (secondo il calcolo di Paoletti), che gli permettono di SOPRAVVIVERE economicamente, e non si addita mai il banchiere ladro, l'inventore del gioco del Monopoli vero?
       Un risparmiatore che avesse avuto 50 milioni nel 1985 (e dai!), quanto dovrebbe avere oggi in euri, per avere lo stesso potere di acquisto di allora?
       Ammesso che quel risparmiatore avesse sempre investito bene in borsa, ce l'avrebbe fatta in questi 22 anni ad avere quella cifra, che mi aspetto da Paoletti, perché io non gioco coi numeri nel campo degli altri, come lui ed altri hanno fatto nel mio?
   


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