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"Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole che si sappia. Il resto è propaganda."
Horacio Verbitzky

Blog di Giovanni Chifelio

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Cultura eterodiretta.
Lunedì 20 ottobre 2025

H


o scelto questo titolo per evidenziare come la nostra cultura, che dovrebbe essere il prodotto spontaneo della nostra umanità, viene in realtà diretta e indirizzata da forze che sono l'espressione di volontà, che non sono le nostre: ossia sono espressioni di volontà esterne, che hanno delle mire precise, a noi sconosciute.
    Fino ad ora, sulle tracce del pensiero di Cesco Ciapanna –qualcuno una volta mi ha tacciato di essere un ciapannologo(!?)– ho trattato solamente delle «grossolane falsificazioni della storia, della biologia e della fisica»

Immagine della rivista "Fotografare" di febbraio 1989
dagli editoriali di Cesco Ciapanna, il quale ci parla di:
«grossolane falsificazioni..

     Ma da tanto tempo avvertivo un certo disagio, un fastidio, un prurito che mi suscitava un dubbio che esitavo ad esprimere per la mia totale incompetenza: esso riguardava in special modo la musica colta.
    Devo dire che in gioventù, come tutti, ascoltavo la musica dalla radio, non avendo i mezzi per comprare dischi, come molti dei miei coetanei facevano, per cui mi perveniva della musica uscita dal cesto del Caso. Apro una parentesi per dire ancora che nella mia famiglia non era presente alcuna cultura musicale. La prima radio arrivò in casa alle soglie della mia adolescenza, quando l'acquisto del primo frigorifero –ma dove conservavamo il cibo prima?: in una gabbia appesa nella cantina comune!– era abbinato ad una piccola radio ad onde medie. Prima di allora possedevamo un altoparlante collegato alla radio del vicino, vale a dire che la potevamo ascoltare solo se il vicino accendeva la radio! Non so se questo rende l'idea dei tempi che correvano, dalle mie parti, nei tardi anni sessanta?
    Quando anche andasse di culo che il vicino avesse la sua radio accesa, quando a noi veniva la voglia di musica, occorreva che non fosse musica classica, perché mio padre in quei casi andava a spegnere l'interruttore del nostro altoparlante, «Mi i soporto nén cole gnaolade!»[1] che credo sia estremamente rappresentativo della cultura musicale in famiglia. Mia madre invece, amava molto la musica leggera e cantava sempre mentre svolgeva i lavori di casa. A casa dei nonni paterni, i quali avevano una radio tutta loro, ricordo di aver ascoltato il Festival di Sanremo, mentre mia nonna sferruzzava –ricordo che volli imparare pure io!– ma forse era mentre trasmettevano l'elezione del Presidente della Repubblica e mia nonna tifava per Pertini, che non vinse quella volta, ma questa è un'altra storia!

In questo video Vi leggo semplicemente questo articolo.
Mentre Vi faccio vedere delle bellissime chiese liguri,
Vi propongo il paragone tra la musica dodecafonica e la
musica di Giuseppe Verdi nell'Aida.

     La televisione, mia coetanea, arrivò in casa appena in tempo per vedere il famoso sbarco sulla luna che mi affascinò e ci credetti ciecamente, ma anche questa è un'altra storia. Quanto al telefono fisso, non l'avevamo in casa nemmeno all'epoca in cui partii militare, per cui per scambiare notizie con i miei, dovevo telefonare dallo spaccio in caserma alla vicina di casa.
    Tutto questo per dire quanto eravamo tecnologici fino agli anni settanta!
    Lo so. Come tutti i vecchi, divago quando il pensiero torna ai vecchi tempi. Tutte queste divagazioni per dire che non avevo nessuna cultura musicale, se non, qualche motivetto di musica leggera popolare, qualche "quarantacinque giri" acquistato facendo l'equilibrista sulla paghetta. Provo un poco d'invidia per quei coetanei che acquistava i famigerati LP dei gruppi allora emergenti inglesi ed americani, ma nemmeno poi tanto. Grazie alle scuole superiori venni a fugaci contatti con altre fonti musicali, la classica e la lirica, ma fu da adulto che ebbi l'epifania di quest'ultima e me ne innamorai perdutamente, come pure dei Jethro Tull, registratimi su nastro da un compagno di banco più fortunato di me. Jethro Tull che ritrovai più tardi in un programma serale di Rai Radio Tre, ad opera di un conduttore "alternativo", Arturo Stalteri, che presentava musica celtica. Per il resto, erano perlopiù i cantautori, dei quali si privilegiava il messaggio più che la bellezza della musica in se'.
    Mi rendo conto che è una ben lunga premessa per arrivare al punto centrale di questo articolo: dopo Verdi e Puccini, Bizet, sempre ascoltando la solita Radio Tre, battei il naso nella dodecafonia.
     Umilmente non capivo, ma non osavo e non ho osato fino ad oggi, parlare del fastidio, del disagio che mi provocava quella "musica".

Solo un paio di giorni fa mi sono imbattuto in
questo video di un giovane che se ne intende
sicuramente più di me e che esprime in un video colto, tutto il mio
disagio e anche la consapevolezza provata che
tutta, ma proprio tutta la cultura è guidata, indirizzata.

    La prima impressione che ho avuto io, ascoltanto questo tipo di musica, fu che gli strumenti fossero stati distribuiti a persone assolutamente prive di cultura musicale come me, affinché si mettessero a suonare, senza saper ne' leggere ne' scrivere. Forse sarebbe più giusto dire che gli strumenti sono stati affidati a dei primati ed il risultato è quello che ascoltate all'inizio del video sopra. Ma la cosa paradossale è che qualcuno si è preso la briga di mettere per iscritto quella musica e che, a differenza dell'orchestra di scimpanzè, chi conosce tale scrittura è in grado di riprodurla a piacimento.
    Ma se persino un orecchio ignorante come il mio è in grado di provare disagio di fronte a queste sensazioni acustiche, come mai dei compositori colti si sono dedicati a produrla senza provare il mio stesso disagio?
     Quale è la differenza con l'altra musica?
    Io da non addetto ai lavori, direi che manca l'armonia, qualunque cosa esprima questo termine. Uscendo da un teatro, un cinema parrocchiale di Savigliano, dove assistetti per la prima volta in vita mia al Rigoletto di Giuseppe Verdi, senza averlo udito mai prima, ero affatato dalla bellezza e dall'emotività che mi aveva trasmesso quella musica ed ero in grado di canticchiare qualche aria: la VERA musica è orecchiabile! È bella
    E stiamo sempre parlando di un orecchio, il mio, che ha l'handicap dell'ignoranza musicale più totale!
    Come hanno fatto questi compositori a emozionarsi al punto di trasmettere le loro emozioni agli ascoltatori con quella roba? Dove è finita la bellezza?
     Non voglio addentrarmi, perché non ne ho i titoli, nelle emozioni che mi hanno trasmesso gli altri Grandi, da Mozart a Beethoven, da Puccini a Doninzetti, Ĉajkovskij, Mascagni, ma persino i Jethro Tull!
    Concludo qui, rimandando ad un vecchio mio articolo nel quale riportavo un articolo apparso sulla rivista Nexus Italia dove si dice che «la musica peggiorerà», rivelando quindi un intento, se qualcuno avesse voglia di leggersi tutto l'articolo. Ma almeno guardate il video in oggetto, del quale vi metto il link nella descrizione del video e che trovate in questo mio articolo.
    Io trovo che sia davvero triste che persino l'Arte venga pilotata e Voi cosa ne pensate?

    Grazie per aver seguito fino in fondo

Vi saluto e vi abbraccio tutte e tutti
Se l'articolo Vi è piaciuto e Vi è stato utile, mettete dei commenti, qui sotto e sotto il video, e divulgate.
Vi ringrazio.
Claudio Chicco

     Note:
     [1]«Io non sopporto quelle miagolate!»
    

Articolo n.213: direttivecult.php
Sito: chifelio
Tema: 3 - Controllo mentale
Data: 2025-10-20

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Di giovanni Il 2026-01-13 15:28:37 Commento n.369

Ottimo articolo!

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