; Scetticismo del traduttore





"Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole che si sappia. Il resto è propaganda."
Horacio Verbitzky

Blog di Giovanni Chifelio

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L'aggressività
Sabato 19 ottobre 2024

C


ome avevo anticipato nel video a lato, quest'estate mi sono accinto a tradurre -inutilmente perché questo libro era stato già tradotto dall'originale tedesco e nessuno mi ha chiesto di farlo- questo bellissimo libro di Konrad Lorenz, che mi sono trovato in mano nell'edizione francese portata a casa da una delle figlie in viaggio a Parigi, raccolto probabilmente nelle bancarelle dei libri del lungo Senna. Il libro originale non ha note e, cosa ancora più anomala, il traduttore non dovrebbe esprimere mai il proprio parere. Io ho voluto farlo, invece, proprio perché ho tradotto per diletto.
    Riguardo alle note mie, riporto in fondo a tutto quanto -dopo le note stesse- le frasi del libro che mi hanno indotto ad una mia riflessione personale, facendo l'inverso di quello che succede normalmente, ossia che il testo rimanda alle note, mentre qui ho riportato parte delle frasi a spiegazione delle note.
     Spero vivamente di stimolare la curiosità a leggere questo libro bellissimo! Ovviamente io non posso ne' regalare, ne' vendere la stampa di un'opera della quale non ho diritto di stampa. Diciamo che il mio è stato un utile esercizio, che mi ha dato grande soddisfazione.
    In fondo, in un mondo dove agiscono tutti «per denaro» è per me motivo di orgoglio essere un "diverso".

Il video dell'annuncio della traduzione.

Nota del traduttore

    Mi sono accinto a questa traduzione (dal francese[I] e non dall'originale tedesco che non conosco assolutamente) del libro di Konrad Lorenz, un po' per esercizio (per diventare dei veri scrittori pare che sia un passo ineludibile e questa è la mia seconda traduzione dal francese) ed un po' per diletto, dopo che le mie convinzioni sulla biologia e sulla scienza sono mutate, per ragioni che non starò ora ad anticipare, da quelle che avevo quando ho incontrato per la prima volta gli scritti di Konrad Lorenz: egli è stato in passato uno dei miei autori preferiti nel suo genere, del quale ho letto diverse opere sempre per diletto e mai direttamente per i miei studi di psicologia, ma è in questi studi che l'ho incontrato per la prima volta. Quindi mi ci butto con spirito critico, fortemente critico verso quelle che sono le basi di questo stesso studio: l'evoluzione biologica, ma più in generale, verso l'epistemologia "fasulla" ed ipocrita della scienza in generale.
     Le contraddizioni di questa scienza, ad uso del popolo, sono evidenti falsificazioni della stessa, esoterica, che è riservata, come la faccia nascosta della storia, agli iniziati di grado elevato: ne consegue che spesso vengono ingannati gli scienziati stessi, nel loro stesso settore di studio, per cui non mi sembra lecito giudicare le persone, scienziati compresi, per il fatto che aderiscono a qualche teoria che potrebbe nascondere un'ideologia, come il darwinismo.
    Altri più qualificati di me si sono accorti di queste grossolane distorsioni o falsificazioni.

     Mi rendo conto che è altamente anomalo che un traduttore metta in giuoco le sue opinioni personali sull'opera che sta traducendo, ma anche Konrad Lorenz mette sempre in giuoco se stesso come scienziato nelle sue opere, il che è altamente anomalo fra gli scienziati i quali si fanno un punto d'onore nel rendere le loro opere scientifiche più oggettive possibile, il che implica, al contrario e paradossalmente, proprio l'esclusione dalla scienza del soggetto conoscitore -il che andrebbe anche contro alle ultime acquisizioni della fisica quantistica-, ma è propriamente per questo che tutte le sue opere scientifiche sono affascinanti come romanzi: è forse il solo, o uno dei pochi fra gli studiosi che ammette che la conoscenza è sempre una interazione tra oggetto e soggetto umano che conosce.
    Ma in realtà, ovviamente, non intendo fornire una traduzione falsata a causa delle mie convinzioni: desidero farla quanto più fedele possibile al libro di partenza (giova ripetere che si tratta nel mio caso, di una traduzione della traduzione francese e che già esiste una traduzione dal tedesco in Italia, che non posseggo), ma facendolo analizzo per me stesso, quelli che sono, a parer mio, i punti deboli di questa scienza, e le mie conclusioni e osservazioni finiscono solamente in questa nota e nelle note in linea, che non esistono nell'edizione francese; nessuno è obbligato a leggerle, volendo restare fedele all'opera originale. Diciamo che le mie note sono un tentativo di essere anche io «produttore culturale», o perlomeno per dimostrare che nessuno è obbligato a «bersi tutto quanto» viene spacciato per scienza senza averne i presupposti, come nella recente «presunta» pandemia da covid-19.

    Chi non ha mai tradotto dal francese, deve sapere che esistono tutta una serie di difficoltà che occorre superare e/o risolvere per poter fare una traduzione più fedele possibile. Nella mia prima traduzione, trattandosi di un romanzo, si poteva sorvolare su delle ambiguità, cercando nel contesto le ragioni per cui era stata scritta una frase magari ambigua; ed essendo l'opera meno «seria» di questa, lo si poteva fare senza «danneggiare» la storia. In questo testo scientifico, una delle prime difficoltà è stata quella di trovare i termini scientifici esatti delle specie menzionate e questo ha rallentato notevolmente il processo di traduzione, portandomi ad impiegare circa tre mesi e mezzo. Non ho idea di quanto impieghino i traduttori professionisti per un'opera come questa.
    Veniamo ora ad un breve elenco delle difficoltà, secondo me, della specifica traduzione dal francese, alcune delle quali saranno sicuramente valide anche per traduzioni da altre lingue. La prima e più eclatante già riscontrata nella traduzione precedente è che, apparentemente la lingua francese ha regole diverse per la virgola che dovrebbe separare le singole preposizioni: per quanto ne so io, se è presente la congiunzione «e» (et) non serve la virgola che fa da congiunzione, mentre regolarmente la trovavo davanti alla e, perciò ho fatto a modo mio. Ci si sente un po' in colpa, anche solo a modificare la punteggiatura.
    La lingua francese fa spesso uso della doppia negazione. Io trovo che, essendo il linguaggio umano, in un certo senso, un linguaggio matematico, la doppia negazione equivarrebbe ad un concetto positivo e anche qui ho tradotto di conseguenza.
     Esiste la difficoltà dei verbi ausiliari che spesso sono opposti a quelli italiani. Lo stesso dicasi per i sostantivi che non sono nello stesso genere nelle due lingue.
    A volte certi verbi sono riflessivi dove da noi non lo sono e viceversa. Certi nostri nomi che indicano una pluralità di componenti, come ad esempio «la gente», noi li trattiamo rigorosamente come singolari, mentre in francese è sempre una pluralità di «genti» ed io ho preferito trattarlo all'italiana piuttosto che tradurre con genti.
    Infine ci sono, a volte, circonlocuzioni bizzarre, intraducibili e altre che sono soltanto modi di dire, che talvolta sono simili ad i nostri, talvolta no ed occorre quindi cercare qualche cosa che renda l'idea, magari il proverbio nostro che renda quello strano loro che letteralmente da noi non avrebbe senso.
    Tutto questo per dire che, in alcuni punti potrei aver fatto delle traduzioni strane, che farebbero inorridire un professionista e me ne scuso, ma abbiate pazienza: è solo il mio secondo libro. Potrei anche aver preso dei grossi strafalcioni dal punto di vista biologico, ma voglio sottolineare che non sono causati dalle mie perplessità dul darwinismo.

    Sempre a proposito di questa anomalia della mia traduzione dal francese, devo precisare che volutamente -e questo è forse il solo esempio in cui ho messo del mio, ho tradotto la parola francese congénère con consìmile, a dispetto di tutti i miei vocabolari, in quanto l'esatta traduzione italiana, che sarebbe congenere, non rende l'esatto significato, secondo me voluto dall'autore: «appartenente alla stessa specie biologica», ma sembrerebbe piuttosto «appartenente allo stesso sesso». Ecco questa è l'unica licenza di traduzione che mi sono permesso coscientemente; anche per il fatto che in questa nostra epoca del terzo millennio, i generi, cioè i sessi si stanno moltiplicando a vista d'occhio per motivi ideologici e non già biologici, mentre le specie, dal nostro punto d'osservazione sono sempre le stesse, a dispetto dei darwinisti! (Ed i sessi sono sempre soltanto due in tutte le specie sessuate, a dispetto di chi vuole creare confusione in campo sociale, con la scusa del «politicamente corretto».)
    Ho aggiunto alcuni corsivi, non nell'intento, come fa Lorenz di evidenziare un concetto o una parola, ma quando sono strato costretto ad usare termini stranieri, non italiani, per cause di forza maggiore, come per esempio i nomi latini di certe specie zoologiche dei quali non sono riuscito a trovare il nome italiano, oppure, come nel caso di partner, a indicare i componenti la coppia sessuale maschio-femmina, quando per esempio, in una stessa frase o una vicina era già usato «compagno-a», «sposi», etc.
    Devo premettere di essere stato, all'epoca di questi miei studi, un convinto "evuluzionista", teoria incontrata proprio in quegli studi e sulla quale non avevo mai riflettuto prima di allora. Vi ho aderito con l'entusiasmo giovanile perché sembrava essere una idea convincente, molto più di quel Dio Creatore con la barba bianca delle immagini dei libri di catechismo all'età della scuola elementare, tanto che ne discussi con i sacerdoti cattolici che frequentavo a quel tempo. Ma essi erano già sacerdoti post Concilio Vaticano II, quindi pronti ad accettare la scienza anche quando essa afferma teorie e concetti che contraddicono il "dogma" religioso. Del resto non si deve scordare che uno dei "padri" della teoria del big-bang è stato il religioso Georges Lemaître.
     Questo fatto mi porta ad ulteriori riflessioni, al di là di quelle più strettamente epistemologiche che sono la base della mia inversione di rotta e di sfiducia nella "scienza" così come si presenta oggigiorno, che vado a elencare in seguito. O la scienza sta diventando una religione, oppure le religioni, il cristianesimo, il cattolicesimo, sono ormai prone alla scienza stessa -o, giova dirlo, a chi la sta indirizzando a suo piacimento per i propri interessi, contro i criteri epistemologici che la scienza stessa si è data nel corso della sua storia-, dimenticando il suo specifico campo di applicazione: le anime e l'immateriale, la spiritualità.
    Oppure ancora, parafrasando Cesco Ciapanna, che di queste cose strane ne ha parlato prima di me, facendo leva sui miei dubbi già presenti allora, questo sacerdote (Lemaître) «aveva il cognome giusto» per essere legato alla scienza della nuova era, quella del Nuovo Ordine Mondiale. Il nuovo maestro! Il che dovrebbe essere anche blasfemo per tutte le religioni che riconoscono la figura del Cristo.
     Ma ritornando con i piedi per terra per fare una critica più razionale e scientificamente fondata, devo parlare della metodologia induttiva, che deve, dovrebbe essere il metodo scientifico per eccellenza.
    Che cosa sia la scienza induttiva, ce lo dice tra le righe l'autore stesso nella sua prefaziione a questo libro.

    [...]le mie conferenze mi fecero incontrare, per la prima volta, degli psicanalisti che non consideravano le teorie di Sigmund Freud, come dei dogmi inviolabili, ma come ipotesi di lavoro, così come dovrebbe essere in tutte le scienze[II].

    Ecco, con questa frase arriviamo al cuore stesso del metodo induttivo. Ma c'è già un germe di contaminazione: se esiste già una ipotesi di lavoro, il metodo tende già a quello deduttivo. Vediamo cosa ci dice Wikipedia.

     Il metodo induttivo o induzione (dal latino inductio, dal verbo induco, presente di in-ducere), termine che significa letteralmente «portar dentro», ma anche «chiamare a sé», «trarre a sé», è un procedimento che cerca di stabilire una legge universale partendo da singoli casi particolari.[III]

     Vediamo per contro cosa dice la stessa "enciclopedia" in rete, a proposito del procedimento inverso a quello induttivo, quello deduttivo.

    Il metodo deduttivo o deduzione è il procedimento razionale che fa derivare una certa conclusione da premesse più generiche, dentro cui quella conclusione è implicita. Il termine significa letteralmente «condurre da», perché etimologicamente proviene dal latino "de" (traducibile con «da», preposizione indicante provenienza, o moto di discesa dall'alto verso il basso) e "ducere" («condurre»).

     Questo metodo parte da postulati e princìpi primi e, attraverso una serie di rigorose concatenazioni logiche, procede verso determinazioni più particolari attinenti alla realtà concreta. Il ragionamento deduttivo umano assimilato a una serie di concatenazioni meccaniche.

     Si tratta della forma principale di inferenza, cioè di un procedimento che intende esplicitare un contenuto fino allora tacitamente implicito; un esempio impiegato nelle inferenze deduttive è il modus ponens.

     Un esempio classico di deduzione come il sillogismo, ricorrente nella storia della filosofia, parte da premesse ritenute valide universalmente, per esempio «tutti gli uomini sono mortali», per arrivare a una proposizione conclusiva che attribuisce una proprietà a un soggetto individuale, per esempio «Socrate è mortale».[IV]

    Se ho compreso bene tutto, quando si fa una deduzione come quest'ultima, si ha una ipotesi di partenza e con ciò stesso, non siamo già più all'interno di un metodo induttivo!
     Del resto, ce lo conferma lo stesso Konrad Lorenz, sempre nella prefazione di questo libro:

    La scienza induttiva comincia sempre, in effetti, da una osservazione senza idee preconcette dai casi particolari e progredisce, partendo da essi, per vie di astrazione, verso le leggi generali alle quali obbediscono tutti.[V]

     Non intendo continuare a trascrivere idee e concetti già presenti nel libro e nella prefazione per poter sostenere le mie tesi, contrarie a questo libro, alla metodologia di Konrad Lorenz, che reputo un grande scienziato, ma soprattutto contrarie alla scienza moderna ed al pensiero dominante. Ma poco prima di quanto riportato testè sulla scienza induttiva, l'autore paragonando la psicoanalisi alla fisiologia del comportamento (etologia), parla delle differenze di metodologie delle due discipline e delle differenze delle loro «basi induttive».
     Ecco: è questo il punto. Se ci sono basi induttive differenti per discipline ed approcci diversi, viene a mancare quella «osservazione senza idee preconcette» che dovrebbe caratterizzare ogni scienza. Proprio in questo periodo storico, come mai prima si è assistito al trionfo del ragionamento sulla percezione ed al dibattito sereno tra scienziati, base del procedere scientifico in divenire, si è sostituita la censura del dissenso in toto e si è attuata di fatto la trasformazione della scienza in dogma.

    [...]nella mentalità ordinaria la matematica ha prevalso sulla metafisica, il pensiero si è imposto sulla percezione della realtà, il possibile ha adombrato il certo, secondo l'ottica pitagorica, nella quale coesistono in modo complementare le opposte categorie del vero e del verosimile.[VI]

    Una frase che viene ripetuta spesso, nel corso di tutto il libro, se non in tutta l'opera dell'autore e di molti suoi colleghi scienziati assertori convinti dell'evoluzione filogenetica, è, e qui cito un altro brano del libro che ho tradotto.

     «Esso ci fornisce un esempio impressionante di funzioni indispensabili che l'aggressione può avere per la sopravvivenza della specie [...]»[VII].

     Ecco, se la natura è così attenta a questo, la sopravvivenza, la «conservazione» viene detto altrove, della specie, come si può pensare che una specie si trasformi in un'altra?
     Vorrei ora puntare luce dei rifrettori di questa riflessione, su un altro aspetto delle teorie evoluzionistiche, ossia «la sopravvivenza del più forte, fino all'età della riproduzione», il che implica che il più debole non ci arrivi, non si accoppî e quindi non trasmetta i suoi geni alle generazioni future. Ma questo ragionamento ha tutta l'aria di essere una ideologia per giustificare le disparità del sistema economico dominante ormai in tutto il mondo: il più adatto, economicamente, è colui che sa accumulare più ricchezze di quelle che gli servono per sopravvivere, molte di più di quelle con le quali sopravvivono i più deboli. Assomiglia tantissimo a certe teorie ideologiche sulla «razza ariana», che hanno giustificato i massacri conseguenti e, per andare a togliere le pulci a quella scienza che si ritiene esatta perché "induttiva", che allo stesso modo propone un altro tipo di «selezione», l'eugenetica. Cambiano i tempi e muoiono i tiranni, ma, come si dice dalle mie parti, la loro madre è costantemente incinta. In realtà il detto della mia tradizione si riferisce agli idioti, e non stupisce, visto che sono in molti, a sostenere questi sistemi ed ideologie aberranti in cui non hanno nulla da guadagnarci personalmente e tutto da perdere.
    Un'altra riflessione che viene fatta spesso dall'autore, più volte nel corso di tutto il libro è quella dell'analogia tra l'evoluzione filogenetica ed i suoi meccanismi -nel caso specifico tutto il libro "dimostra" che i meccanismi biologicici escogitati per inibire l'aggressività negli animali sociali, senza rinunciare ad essa in quanto indispensabile- e l'evoluzione culturale umana. È mia personale convinzione che quelle che io chiamo le due grandi menzogne scientifiche, ossia l'evoluzione filogenetica e il sistema eliocentrico dovuto al big-bang siano entrambe fondate sull'idea del «caso» creatore di tutto quanto. Un caso, aggiungo io, dotato di una fortuna pazzesca -per non usare l'espressione più volgare. Ora, secondo la mia visione, lasciando da parte tante riflessioni a cui porterebbe tutto questo, il parallelismo tra evoluzione, casuale, filogenetica e evoluzione culturale umana, per nulla casuale ma molto pilotata, non regge proprio per quest'ultimo motivo: la cultura umana non è un insieme di regole, leggi, accorgimenti, accadimenti pilotati dallo stesso caso che avrebbe pilotato il big-bang prima e l'evoluzione biologica poi. Lo sanno bene i massoni di alto grado, che in realtà le cose non stanno mai così e lo mettono pure nero su bianco nei loro libri:

«in politica (nella storia e di conseguenza nella cultura [N.d.T.]) nulla accade a caso. Ogni volta che accade un avvenimento, si può essere certi che esso è stato previsto affinché si svolga così»[VIII]

    Dunque nulla viene lasciato al caso, ma viene accuratamente preparata, pilotata e fatta inevitabilmente accadere, comprese guerre, rivoluzioni, colpi di stato, carestie, malattie letali; e, di fatto ne consegue che tutta la cultura umana viene «pilotata» in questo stesso modo. Ne consegue che la stessa scienza, che ovviamente, fa parte della cultura, non sta andando alla ricerca della verità, come dovrebbe essere e come più volte Konrad Lorenz afferma nel corso del presente volume, ma si sta recando esattamente là dove conviene che si vada e non altrove, contrariamente a quanto, ipocritamente, si vorrebbe far credere alla gente.
     Mentre nel corso di tutta l'opera presente l'autore si arrampica sui rami dell'albero della filogenesi, talvolta verso l'alto, talvolta ridiscende verso il basso tra quelle creature che occupano stadi filogenetici meno evoluti, per esempio i pesci, e ci racconta che magari questi ultimi hanno meccanismi di controllo dell'aggressività molto più evoluti di altre specie che filogeneticamente parlando, stanno nei rami più alti dell'albero: rettili, uccelli, mammiferi, fino ad arrivare all'uomo, dove come detto sopra il paradigma evolutivo non vale, almeno per la sua cultura, come accennato più sopra. Ma questo non vale soltanto per i meccanismi di controllo della aggressività, che è il tema principale di questo libro, ma anche, per esempio, per la qualità dei rapporti individuali tra i membri della specie appartenenti allo stesso gruppo: riconoscimento, affetto, amicizia e amore. Così mentre nei ciclidi, pesci quindi molto in basso nei rami del nostro albero della filogenesi abbiamo un buon controllo dell'aggressione, un discreto riconoscimento individuale, l'autore ci parla poi di uccelli che vivono senza amore (airone notturno o nittocora) e mammiferi, ratti che non si conoscono individualmente e non hanno un buon controllo dell'aggressività.
     Forse sono io che non ho capito bene la filogenesi, ma se in una specie che sta molto in basso, dal punto di vista evolutivo, possiede «qualità» che poi nel passaggio a specie più evolute, vengono perse, qualche cosa non mi torna.
    Un'altro grande dubbio che mi lascia molto perplesso e che è una riflessione che non ho mai sentita dagli esperti evolutivi è questa: mentre alcuni pesci si trasformavano in anfibi, poi in rettili, infine in uccelli, come mai in tutto questo tempo che avrebbero avuto tutti i pesci, tutti gli anfibi, tutti i rettili -e gli uccelli, i mammiferi, etc.- sono rimasti tali e quali, così come le scimmie non si sono tutte quante umanizzate?

    Voglio concludere questa breve critica all'evoluzionismo che pervade tutta la presente opera, con l'affermazione che sento ancora, dopo tutte le mie obiezioni apposte in questa nota e nelle note in linea, un potente modo di affetto e simpatia per questo scienziato, anomalo tra gli scienziat almeno quanto anomalo sono io tra i traduttori: nessuno mi ha chiesto di tradurre un libro che era già stato tradotto, sicuramente meglio di quanto abbia fatto io, dall'originale tedesco.
    Credo di poter affermare che Lorenz sia in buona fede riguardo all'evoluzionismo, al contrario di molti suoi colleghi che lo sono per convenienze cattedratiche o altre: se ti dichiari non evoluzionista, non avrai nessuna possibilità di carriera nella biologia ed in tutti i rami della scienza ad essa collegati, così come molti medici furono «pandemisti» dal 2020 in poi, perché avevano capito che contestare i dictat non porta da nessuna parte. Essere contestatori, dissidenti, oppositori del sistema non paga!

    Konrad Lorenz rimane, al termine di questa traduzione, come già lo era prima per me, un illustre scienziato, geniale in queste sue scoperte dei cerimoniali animali, le ritualizzazioni, i ri-orientamenti delle pulsioni aggressive, che pur sono utili alla conservazione della vita, prima che della specie, che sono assai simili a quello che definisce l'entusiasmo militante degli esseri umani.
    Come non rimanere affascinati dalle vicende degli animali narrate in questo libro -come negli altri suoi scritti- talvolta narrate in maniera aneddotica, ma scorgendo sempre dietro l'apparenza, il rigore dello scienziato, dell'etologo del comportamento che vigila affinché il racconto non sconfini nella umanizzazione degli animali? Come non rimanere con il fiato sospeso per il comportamento dei ciclidi, dei ramarri, delle anatre e delle oche, dei cani e degli scimpanzè, passando prima nelle società a bande anonime dei ratti?
    La traduzione di quest'opera è stata per me come un viaggio avventuroso, esotico, piacevole, che ha fatto in modo che il lavoro di traduzione non risultasse pesante e tedioso in nessun punto del libro, nonostante che personalmente disapprovassi, fin da prima, certe convinzioni dell'autore.
    Il filo dei suoi ragionamente su questi temi ai quali ho appena accennato, può essere seguito anche da un creazionista, a patto che non si arrivi ad ipotizzare che anche la cultura segua, per prove ed errori ad aggiungere o togliere rituali, seguendo il capriccio della casualità, come i darwinisti pensano che sia successo per gli organi biologici e per le specie.
     Questi ragionamenti e deduzioni rimangono valide, dal punto di vista comportamentale, anche se non si ammette nessuna evoluzione biologica o filogenetica delle ritualizzazioni. Proprio questa tendenza dello scienziato «oggettivo» è stata un grande ostacolo a voler prendere in considerazione -e quello che sto per dire inorridirebbe gli scienziati dei tempi nei quali viviamo, ma potrebbe essere considerata diversamente in un tempo a venire- l'idea che anche gli animali potrebbero avere sviluppato qualche cosa di analogo a quella che è la cultura umana: un insieme di conoscenze, di se stessi e del mondo, del modo di risolvere certi problemi, di «credenze», atteggiamenti, di riti e rituali, magari non in così grande quantità come gli umani, ma che, allo stesso modo viene sviluppata dai singoli individui, i quali, allo stesso modo degli umani, vi aggiungono del loro e che tutto questo insieme viene trasmesso alla prole.
    Lorenz è estremamente colto e geniale: lui e non ha altri, ha fatto i collegamenti necessari per giungere alle conclusioni alle quali è giunto.

     Per quanto mi riguarda, per ciò che concerne i temi dei due grandi inganni verso l'umanità, ossia l'evoluzione biologica e l'eliocentrismo, è necessario un solo ragionamento matematico tratto dal calcolo probabilistico per confutarli entrambi; ma ci sono nondimeno altre argomentazioni puntuali: per l'evoluzione filogenetica, la complessità irriducibile di certe presunte variazioni; per l'eliocentrismo la dinamica dei fluidi; l'horror vacui, citato anche da Lorenz in questo libro, ossia l'impossibilità che il vuoto, irraggiungibile per definizione e sperimentazione, possa fare da contenitore per i fluidi del mondo che conosciamo con i nostri sensi. Per aggiungerne soltanto un paio alla improbabilità di sistemi rotanti senza vincoli verso il centro. Per quanto riguarda l'evoluzione, il tempo trascorso dal «supposto» big-bang fino ad oggi non è stato sufficiente nemmeno per l'evoluzione puntuale di una singola proteina del vivente. Figuriamoci per delle mutazioni di complessità irriducibili, come anche solo la lingua del picchio, che non è una lingua "normale" come quella degli altri uccelli, ma che ha richiesto strutture ossee particolari per tenere a riposo quasta lingua quando non è impegnata a raccogliere insetti nei buchi scavati negli alberi. Rimando per questi argomenti appena accennati qui, al libro di Maurizio Blondet, già citato nelle note, L'uccellosauro ed altri... per una trattazione da parte dei matematici del calcolo delle suddette probabilità e di tutte le altre incongruenze del darwinismo.
     Per quanto riguarda l'eliocentrismo, il calcolo probabilistico si svolge non tanto sulla questione dei tempi, quanto sulle forze in campo, secondo la stessa legge di Newton sulla gravitazione universale. La meccanica è il mio campo di formazione giovanile e ne so qualche cosa in più di quanto io possa sapere in ambito biologico. In primo luogo Newton e gli eliocentristi, per dare un aspetto matematico alle loro elucubrazioni filosofiche -erano pitagorici!- hanno dovuto ipotizzare una forza che in fisica dinamica è l'unica nel suo genere: tutte le altre forze, per agire sullo stato di inerzia dei corpi devono essere applicate direttamente sui corpi in oggetto: la forza di gravità, che agirebbe a distanza e della quale non esistono dimostrazioni, se non una formula matematica che dovrebbe spiegare tutto quanto. La forza in oggetto, secondo Newton, è uguale al prodotto delle masse dei corpi, diviso il quadrato delle distanze. Semplice ed efficace. O no? I meccanici non sono mai riusciti a dimostrare che questa forza esiste, ma non è questo il punto. Diamo per scontato che esista.
     C'è questo scoppio iniziale -prima non c'era nulla- e improvvisamente, da un evento caotico come uno scoppio -che lancia tutti gli oggetti in direzioni radiali dal centro dello scoppio verso la periferia in infinite traiettorie divergenti tra di loro, il che significa anche che tutti questi oggetti si allontanano reciprocamente l'un l'altro e, inspiegabilmente -magia?- non nasce casualmente soltanto «UN» sistema di un corpo che ruota attorno ad uno piu grande, ma un sistema di più pianeti che ruotano attorno ad uno più grande e non solo, la fortuna del caso vuole che, per ogni puntino luminoso che vediamo in cielo, ci sia un sole come il nostro attorno al quale ruotano altri pianeti come il nostro.
     Ora, ogni meccanico sa che non è possibile riprodurre in un laboratorio di meccanica «UN» solo sistema simile, perché la forza centrifuga generata dalla rotazione, moto accelerato ad accelerazione che muta direzione ad ogni istante, deve essere contrastata da una forza centripeta, che possiamo soltanto ottenere con una biella che colleghi il corpo rotante al centro come nei nostri motori a scoppio, ad esempio, anche se in questo caso non gira letteralmente attorno, oppure nel pendolo, anche se questo non compie la rotazione completa. Oppure deve essere contrastata dalla forza di gravità, ammesso che esiste e lo abbiamo già fatto.
    Questo equilibrio senza il vincolo della suddetta biella, deve essere estremamente delicato: una frazione di chilogrammo in meno (la luna che -una delle ipotesi sulla sua formazione- è una parte della terra che si è staccata da essa), la forza di gravitazione diminuisce ed il corpo rotante parte per la tangente, una frazione di chilogrammo in più (un planetesimo delle dimensioni di Marte chiamato Theia che colpì la terra e il materiale scaturito diede origine alla luna -nesuna influenza sulla forza di gravitazione terra-sole?), la forza di gravitazione aumenta ed il corpo rotante viene inesorabilmente attratto dal grande corpo (sole) centrale. È questa stessa delicatezza di equilibrio che non ci ha mai permesso di simulare in laboratorio un sistema di pianeti senza legami al centro.
    Eppure si pretende che questo sistema non sia una eccezione nell'universo, ma la norma: succede ovunque e, nonostante la delicata precarietà degli equilibri, dura nei secoli dei secoli dal big-bang ad oggi (hanno anche calcolato 14 miliardi di anni, secondo Wikipedia: come avranno fatto?).
    Una volta che ci si è convinti che i conti non tornano e, per quanto mi riguarda il solo calcolo probabilistico è più che sufficiente, rimane una sola domanda: perché? Perché mentirci su queste cose «scientifiche»? La risposta non è altrettanto ovvia, essendo l'inganno partorito da delle menti che hanno un fine, questo fine riguarda anche noi, ma non dal nostro punto di vista, unicamente dal loro. Oltre a questo loro fine utilitaristico, esiste un fine ideologico che ha a che fare con domande molto importante (chi siamo, da dove veniamo, perché?) fino a sfociare in una filosofia che ad essi appare migliore di un'altra.
     Chi ha ideato questo sistema di inganni sa molto bene che doveva allontanare le nostre menti da una idea che per millenni è stata una certezza, se non scientifica, almeno escatologica. Eravamo stati creati da un Dio buono a Sua immagine e somiglianza e per questa ragione eravamo al centro dell'Universo, del Creato. È buffo e paradossale che Lorenz usi spesso la parola «creatura» in questo suo libro. L'eliocentrismo prima ed il darwinismo dopo, ci hanno scalzati da questa posizione privilegiata, rendendoci abitanti di un minuscolo granello di polvere che vaga, brancolante nel buio e nel vuoto (ricordate l'horror vacui?) dello spazio infinito (aggettivo che ha implicazioni filosofiche non di poco conto: per contenere un oggetto infinito, serve un contenitore un pochino più grande!?). Per sovrappiù discendiamo dagli animali, quindi addio nobiltà dell'essere ad immagine e somiglianza!
     Infine, cosa di non poco conto, in questo nuovo paradigma, possono entrare con legittime pretese gli alieni provenienti da questi infiniti mondi possibili, con tutte le vicende che questo colpo di scena rende possibili. Dalla creazione del mondo da parte di questi esseri più evoluti e ipotesi simili sono già state ampiamente divulgate da astuti agenti mandati chissà da chi, sorvolando sulla domanda che sorge spontanea: se essi hanno creato noi, chi ha creato loro? Grazie Stefano!
     Forse arrampicarsi sull'albero della conoscenza implica domande che resteranno sempre senza risposta, ma non credo che dobbiamo sempre allinearci a maghi e profeti che si presentano ad ogni piè sospinto a raccontarci l'ennesima fandonia.
    Claudio Chicco

Note.

     [1]Topo di fogna. N.d.T.
     [2]In francese si tratta di un gioco di parole con assonanza. «Qui se ressemble ne s'assemble pas». In pratica il significato è quasi lo stesso del proverbio italiano usato per tradurlo, ma la frase francese ha un significato più ampio, anche al di fuori delle relazioni coniugali. N.d.T
     [3] Guerriglia e azioni di disturbo sono dei sinonimi. Il tipo di azioni colpisci e fuggi attuate dai partigiani della Resistenza in Italia contro l'esercito tedesco, nella seconda guerra mondiale. N.d.T.
     [4] Specie di anitra invernale. N.d.T.
     [5] A parità di altre condizioni. N.d.T.
     [6] L'animale sano è in piedi e agisce. L'etologia da N. Tinbergen e soprattutto con Konrad Lorenz, nasce proprio dalla constatazione delle scarse alternative di comportamento che Pavlov lasciava ai suoi cani, trattenuti legati nelle condizioni sperimentali e chirurgicamente "de-naturalizzato", creando una scienza che volutamente studia gli animali -e magari l'uomo- nelle condizioni più naturali possibili. N.d.T.
     [7] Riporto la parola "Sioux" della traduzione francese citata nella «Nota del traduttore», anche se, come appassionato di nativi americani so che queste genti chiamavano se stessi col nome di «Lakota». Il termine «sioux», che probabilmente indica i serpenti, o la gente del serpente (nel senso di animale totemico tribale), nella lingua dei loro nemici, molto probabilmente i Pawnee (che avevano altri animali totemici). I bianchi di provenienza europea hanno adottato poi questo appellativo che non corrisponde al nome con cui questa gente indicava -e indica tutt'ora- se stessa. N.d.T.
     [8] Oltre ai piccoli gruppi, questo atteggiamento verso il "diverso", durante la cosiddetta «pandemia covid-19», a partire dall'inizio dell'anno 2020, è stata estesa a tutto il gruppo degli esseri umani viventi sul pianeta, grazie ad una martellante propaganda mediatica all'unisono di ciò che era giusto «pensare» di tutta la faccenda e di chi non recitasse insieme al coro di tutti gli altri la sua parte nel teatro mondiale in cui, forse per la prima volta, si era costretti a recitare tutti quanti. Il lato negativo di questi studi di etologia comparata, che sicuramente chi ha interesse a controllare il pensiero della gente finanzia a piene mani, così come finanzia gli studi di psicologia, etnologia e sociologia, è che forniscono chiare indicazioni a costoro sul modo da impostare la propaganda mediatica.
    Per la prima volta si è anche potuto vedere quanto dannosa possa essere in un gruppo così esteso, la maggioranza. In questo caso citato, i cosiddetti «outsider», che peraltro intendevano soltanto avvalersi dei diritti sacrosanti presenti in tutte le leggi, normative Costituzioni, che sono alla base della del diritto in tutti i popoli che vogliono ritenersi «civili», ossia la sacra -repetita juvant- inviolabilità della persona e soprattutto del suo corpo, il quale corpo è alle basi stesse del diritto di tutti i popoli e sintetizzato dalla massima abeas corpus, in questo caso, questi individui diversi sono stati fatti oggetto delle peggiori ritorsioni e pressioni anche basate sul ricatto, non soltanto da parte di altri membri della società «civile», ma anche da parte delle stesse istituzioni che avrebbero dovuto garantire le norme, l'uguaglianza e la giustizia, fino a giungere a pensare di colpire i dissidenti economicamente, se non peggio! Sono stati perseguiti atteggiamenti del tutto leciti come la libera circolazione, la pratica di sport solitari come la corsa, il nuoto, che non avrebbero per nulla inficiato, posto che il pericolo che fungeva da motivazione di tutto fosse reale, le misure di contenimento del pericolo predisposte: chi corre o nuota da solo, chi sta solitariamente a camminare in un bosco non avrebbe contagiato nessuno anche se fosse stato realmente ammalato. N.d.T.
     [9] La nostra «civiltà» occidentale non ha nulla da invidiare, sotto questo aspetto, a coloro che chiamiamo con arroganza «primitivi». Basti pensare, per limitarsi ad un mezzo millenio circa di storia -ché ce ne sarebbe da andare a cercare anche prima di questo periodo- al danno fatto all'Africa e agli Africani con la deportazione di schiavi e la depredazione del continente con il colonialismo europeo e, in epoca relativamente più recente, alla strage degli indigeni di tutto il continente americano. Il tutto dettato dalla stessa arroganza europea che ci ha fatto etichettare, appunto, questi popoli, «altri» da noi, che, se pur civilissimi, quanto e più di noi per le loro organizzazioni sociali che non avevano nulla da invidiare alla nostra organizzazione sociale all'epoca dello scontro culturale, ma nemmeno all'epoca presente, abbiamo «giudicato» e la sentenza del nostro giudizio è stata che erano più «indietro» di noi nel loro percorso evolutivo culturale umano. E fermiamoci qui, anche perché nei periodi successivi, l'autore sembra essersi reso conto della forza eccessiva di questo periodo e sembra volerlo addolcire, senza tuttavia porsi il dubbio se magari esprimersi diversamente, sostituendo magari il soggetto «molte tribù primitive» con il più corretto «tutti i gruppi culturali». N.d.T.
     [10] Mentre il secondo termine flogisto appaia alle conoscenze della scienza moderna come un ridicolo tentativo di individuare un principio che spieghi la combustione, il primo concetto «orrore del vuoto» (da parte della natura), esprime molto bene il concetto di una cosa che non si trova mai in natura e non si riesce mai ad ottenere del tutto, anche con la più moderna attrezzatura della punta avanzata della tecnologia, ma se ne ottiene soltanto una sua approssimazione, mai il vuoto assoluto -proprio così come in medicina non si riesce ad ottenere la camera operatoria «totalmente sterile»-, proprio come se, davvero, la natura provasse «veramente orrore» per il vuoto assoluto -e per l'ambiente totalmente sterile (=privo di forme viventi)-, tanto che sono state inventate unità di misura riferite alla reale pressione atmosferica con esponenti negativi per misurare queste approssimazioni e, per ottenere queste approssimazioni servono strutture e cementi armati molto robusti e spessi.
    Anche se la questione del vuoto è irrilevante per gli argomenti trattati in questo libro, è stupefacente che, secondo la scienza «ufficiale», l'atmosfera terrestre, a contatto con il vuoto senza che fra i due si contrapponga un contenitore di separazione ad impedire che la natura, che ha veramente orrore del vuoto, si risucchi tutta quanta la nostra atmosfera, per tentare di diluire, almeno un po', questo pauroso vuoto dello «spazio», come succede a tutti i fluidi messi in laboratorio a contatto con il vuoto. D'altro canto, sempre la scienza ufficiale ammette che per avere un fluido come l'aria in pressione, occorre avere un contenitore del fluido stesso.
    Tornando con i piedi per terra, l'unica cosa che si possa dire è che queste espressioni finalistiche, che personificano anche la natura, non sono molto dissimili da certe espressioni degli evoluzionisti convinti, come anche lo stesso autore del nostro libro, tipo: «la scappatoia più ingegnosa che l'evoluzione abbia inventato per dirigere l'aggressione verso vie inoffensive» (Capitolo V, pag.69); oppure «La mutazione e la selezione, i due «artigiani» grazie ai quali s'innalzano tutti gli alberi genealogici, hanno precisamente scelto la spinta rude e dura dell'aggressione intraspecifica per portare i fiori dell'amicizia e dell'amore»» (Capitolo III, pag.59). Come si vede, anche ad una persona razionale e oggettiva, sfuggono espressioni finalistiche, e non sfiora neppure il dubbio, che tale fallimento di giudizio possa riguardare le nostre stesse convinzioni. N.d.T.
     [11] Del resto, che dire della maggior parte di noi che «crede» nella «forza di attrazione gravitazionale», l'unica forza misteriosa che agisce «a distanza», vale a dire senza che il vettore che la rappresenta e che dovrebbe «agire» su un oggetto, non sia applicato sull'oggetto stesso, ma magari esercita la sua influenza a centinaia di milioni di chilometri? N.d.T.
     [12] Marcare il territorio con l'urina, trattandosi di maschi. N.d.T.
     [13] Panurgo, personaggio del Pantagruel di Rabelais, getta in mare un montone, e tutto il gregge si getta in mare dietro ad esso.
     La storiella si adatta molto bene a quanto accaduto nel mondo a partire da fine 2019 in poi, grazie al tam-tam mediatico, il mondo umano si è diviso in due gruppi, quello grande, che gli altri chiamavano, appunto, pecore che hanno aderito pedissequamente alla narrazione «ufficiale» e quelli che resistevano ad una dubbia realtà mediatica. N.d.T.
     [14] Pur ammettendo una evoluzione filogenetica pilotata dal cieco "caso" è difficile vedere l'evoluzione culturale come frutto dello stesso caso. Non nell'era dei media, non nel medioevo dominato dalle chiese, non dalla Babele dell'invenzione del verbo, non dalla scrittura della Bibbia. Ma nemmeno prima. Se alla domanda: «chi produce la cultura?» ci sentiamo di rispondere: «l'uomo», allora nella cultura il caso non c'entra nulla; ma forse, nemmeno nella evoluzione filogenetica.
    Vedere la nota del traduttore. N.d.T.
     [15] Voglio solo far notare, ai fini del mio scetticismo evoluzionistico, che è solo una ipotesi, quella di Lorenz, secondo cui i combattimenti, poniamo tra cervi maschi, anticamente, prima di questa presunta ritualizzazione fossero letali. Una delle tante ipotesi che non possono essere verificate. N.d.T
     [16] In italiano nel testo francese, quindi presumo anche nel testo originale. N.d.T
     [17] Nuovamente in italiano. N.d.T
     [18] Il senso di questa frase appare oscuro in quanto, il capitolo menzionato è proprio questo corrente che termina dopo pochi periodi. Non so se sia un lapsus dell'autore, oppure se sia una svista della traduttrice in francese. Da quanto si dice poche righe più sotto, si potrebbe invece intendere che si parlerà di queste cose dopo altri tre capitoli, il che riporterebbe invece al capitolo XI "Il legame". N.d.T
     [19] Non essendo certo della traduzione della parola "taxies" -tutti i vocabolari in mio possesso (3), più google traduttore, riferiscono questa parola, che peraltro non dovrebbe avere una "e" prima della "s" che forma il plurale, alle auto a noleggio, cioè «taxi», il che non spiega quella "e", vale a dire che google la interpreta come un refuso. Il refuso potrebbe essere la "i", il che ci porterebbe alla parola «taxe», nel senso di imposta- ho scelto di mutuare dal linguaggio economico la parola «tasso di interesse», che, come nel caso della frase in questione, essendo tra virgolette, potrebbe avere un senso. Parola che si dovrebbe scrivere in francese «taux». Nel dubbio riporto di seguito il testo francese per chi ne sapesse più di me.
     «La troupe tout entière peut ansi répondre à des stimuli provoquant des attractions, c'est-à-dire des «taxies positives», même si ce n'est qu'un seul individu qui les reçoit.» N.d.T
     [20] Anche qui, come nel caso di cui alla nota precedente, nessuna traccia nei vocabolari di questo "contreagit", del quale fornisco «a fiuto» "reagisce", che pare del tutto adeguato, pur restando perplesso di non trovare, in diversi esemplari di voluminosi vocabolari, per ben due volte a distanza di poche righe, il termine cercato. Google mi risponde con «contraffazioni», un sostantivo a fronte di un evidente verbo! L'impresa di una traduzione scientifica seria non si rivela un compito facile. N.d.T
     [21] Ho sempre ammirato moltissimo lo scienziato Konrad Lorenz per aver messo in giuoco, anche nei suoi stessi scritti scientifici se stesso e le proprie opinioni personali anche estranee alla scienza, come in questo caso specifico. Per la stessa ragione, in alcuni ambienti scientifici post bellici ci fu un certo astio verso la sua persona per le sue idee politiche. Ci dice Wikipedia: «Nel dicembre 2015 l'università di Salisburgo, nell'ambito di una verifica di tutte le lauree honoris causa assegnate a personaggi illustri, decise di revocare tale laurea a Konrad Lorenz, assegnata nel 1983, per via della sua adesione al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori.»
     https://it.wikipedia.org/wiki/Konrad_Lorenz#Gli_anni_del_nazismo N.d.T
     [22] Tutta una serie di "supposizioni", delle quali non esistono prove «oggettive», che non potranno mai essere osservate e quinti dimostrate. Se si guarda l'ipotesi dell'evoluzione biologica filogenetica con occhio esente da presupposti a priori, tutto questo non può non apparire null'altro che un patetico arrampicarsi sugli specchi. N.d.T
     [23] Non ho trovato traccia di ebollizione ritardata sulla rete. Fisicamente parlando, la temperatura di ebollizione di un dato liquido sale all'aumentare della pressione in cui l'ebollizione avviene, come ad esempio, in un recipiente a tenuta stagna (pentola a pressione), oppure a livello del mare anziché a 4000 m. di altitudine. Di fatto però, quando si raggiungono le condizioni di temperatura e pressioni ottimali, tutto il liquido bolle (= evapora tutto quanto). Credo che la metafora valga per la salita dell'aggressività in determinate condizioni. N.d.T
     [24] Passeriforme in cui il maschio, vivacemente colorato, differisce notevolmente dalla femmina, per piumaggio nero sulla testa, collo e dorso. N.d.T
     [25] Dal testo francese non risulta chiaro chi o che cosa impersoni il ruolo del virgolettato antidolorifico. Presumo si tratti di un uccello della stessa specie che viene immesso prima e tolto poi dalla gabbia, ma non è chiaro ne' dal contesto, ne' dalle spiegazioni susseguenti. N.d.T
     [26] «Faire tapisserie» è un detto francese che indica, in un ambiente dove sono praticamente tutti accoppiati nel senso di persone di sesso diverso che hanno formato coppia fissa, essere come dei pesci fuori dall'acqua, a disagio, che hanno la sensazione di essere additati da tutti come «fuori posto» in quell'ambiente. Invece il modo di dire francese indica esattamente l'opposto, ossia passare inosservati, come i muri del locale dove ci si trova, tappezzati o meno. Il detto italiano più appropriato sarebbe stato «portare il moccolo» (della candela), che se acceso, allora sì che indica qualcuno che risalta sullo sfondo, come detto prima, a disagio per essere alla berlina. Per questa ragione ho preferito la traduzione letterale. N.d.T
     [27] Le nostre abitudini di pensiero sono esattamente "la nostra cultura", tout court, che non è frutto del caso, come si vuole far credere da qualche tempo che questo «non ente» governi tutto quanto. Una volta che qualcono nella storia ha capito che il pensiero -ed il Verbo- sono Creatori, ha fatto molta attenzione a «quello che deve entrare nella mente della gente». In passato questo qualcuno ha operato con le religioni, oggi se ne occupa l'U.N.E.S.C.O. una delle organizzazioni dell'O.N.U. Ma è stato, ed è, inevitabile che qualcuno miri a controllare la gente, i sudditi, per degli scopi che non sono esattamente umanitari ed altruistici, perché controllando le menti si possono controllare le persone, le quali agiscono e re-agiscono con gli strumenti intellettuali che sono stati loro (im)messi a disposizione. Studi come quest'opera, sono utilissimi a coloro che agiscono allo scopo unico di avere a disposizione una immensa servitù pronta a soddisfare i loro capricci ed a disfarsene quando non sono più utili. Perciò, tutto quanto additato più sopra come un ostacolo al divenire dell'umanità, potrebbe essere, paradossalmente la sua salvezza. Mi riferisco in particolare a queste frase: «[...] questo proviene senza dubbio dal poter volere liberamente e, dal desiderio non meno giustificato di sentire che i nostri atti non sono determinati da delle cause accidentali, ma da fini superiori.»: che è poi, secondo me, l'essenza ultima e prima dell'essere umani! Sicuramente la diversità del pensiero, come la diversità biologica, sono il successo per la salvezza, ma oggi la diversità di pensiero viene severamente repressa, con i mezzi più disparati, perché coloro che tirano le fila lo sanno molto bene che con la diversità il cambiamento potrebbe non avvenire nella direzione da loro desiderata. Ma siccome sentono di essere come Dio... N.d.T
     [28] Anche il fatto di «credere» all'evoluzione, implica un giudizio di valore morale rispetto a credere in un Creatore, cosa non poi così bizzarra quanto l'idea che una mutazione avvenuta «per caso» produca esseri che vanno dai pesci all'uomo. Le virgolette sono necessarie in quanto nessuna evoluzione potrà mai essere osservata in laboratorio, quindi si tratta di ipotesi, supposizioni, teoria, ma non certamente di scienza. Si dà il caso che negli Stati Uniti, dove esiste «davvero» una apertura mentale anche per le idee alternative, esistano scienziati che si sono riuniti per rivalutare il creazionismo.
    Si veda a questo proposito il bellissimo saggio di Maurizio Blondet, L'uccellosauro e altri animali. La catastrofe del darwinismo - 2002 - Effedieffe Edizioni.
     Si scopriranno tantissime lacune della scienza «cosiddetta» oggettiva. N.d.T
     [29] A proposito di probabilità dell'evoluzione filogenetica, sono proprio i matematici, che magari non si occupano dei fenomeni della vita, ma conoscono molto bene il calcolo delle probabilità. E sanno che le probabilità che dal caso nascano forme complesse è molto vicina a zero (l'Uccellosauro... citato al fondo della nota precedente). Secondo questi matematici il numero di sequenze casuali con tutte le possibili posizioni dei 20 aminoacidi in sequenze di 250, (pseudoproteine non atte alla vita) [...] È pari a 20250. Nel calcolo probabilistico, il numero grandissimo appena citato, finisce nel denominatore perché, per definizione il massimo della probabilità, ossia la certezza assoluta che un evento si verifichi è uguale ad uno. Se una probabilità 1:1000 è già di per se stessa altamente improbabile, figuriamoci se al denominatore abbiamo un numero di questo ordine di grandezza: è quello che indicava l'autore «con probabilità vicina allo zero».
    Si veda nel liro citato, il capitolo L'inflazione statistica, o dell'impossibilità del caso, pag.42-52. dalle quali sono state tratte le frasi in corsivo. N.d.T
     [30] Mi fa specie che uno scienziato della levatura di Konrad Lorenz, così intelligente, colto ed abile nella sua oratoria, tutta tesa a dimostrare l'indifendibile teoria evoluzionistica, non riesca in questa sua perorazione a cogliere che tutta quanta la cultura umana non sorge dal nulla ma, con i suoi contemporanei mezzi di informazione di massa, con la scuola e la potenza di cui dispone chi «davvero comanda nel mondo» possa essere manipolata per certi fini, così da fare in modo che popoli, governi si precipitino «là dove gli angeli non osano appoggiare il piedino», perché evidentemente le guerre assolvono diversi tornaconto di chi possiede il denaro: distruggere esseri umani in eccesso, distruggere le economie, il tutto a favore del potere bancario che sempre finanzia entrambe le fazioni in conflitto, perché per fare le guerre occorrono finanziamenti. Egli fa appello alla ragione pura, forse a causa dell'influenza di Kant, che cita spesso, ma la ragione ha le sue radici nella cultura e la cultura è manipolata: possibile che uno scienziato come lui non riesca a fare questi collegamenti? Fino a qui avevo «scusato» le sue simpatie di destra, che lo avevano fatto simpatizzare per il regime nazista, ma fare qui queste affermazioni equivale, come minimo a mettere la testa sotto la sabbia per non vedere le brutture del mondo come fanno gli struzzi, per non pensare ad una ipocrisia fuori dal comune. N.d.T
     [31] Studi come questo libro intero, ma in particolar modo il capitolo X sui ratti, ma anche gli studi degli entomologi sugli insetti sociali, forniscono materiale utile a chi voglia dominare una società di molti esseri umani, essendo in pochi, una piccola élite estremanente ridotta. Mentre cercano con ogni mezzo di farci intendere che siamo dovuti al caso, per combattere l'idea di un Creatore e, nello stesso tempo la nostra divinità, loro non lasciano nulla al caso e lo mettono nero su bianco: «in politica (nella storia e di conseguenza nella cultura [N.d.T.]) nulla accade a caso. Ogni volta che accade un avvenimento, si può essere certi che esso è stato previsto affinché si svolga così» (Epiphanius Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia Ichthys -2002, pagina 321. La massima è di Franklin D. Roosvelt.).
     Per riprendere il filo conduttore, sapendo come dominare la menti e come reagiscono le masse di -ratti, api, formiche, etc.- quando sono non più individui pensanti, ma esseri addomesticati da scuola, media, in una parola UNESCO, il giuoco è fatto. Questi studi sono manna dal cielo per l'élite e si comprende il motivo per il quale li finanziano. N.d.T
     [32] Sempre riemerge l'idea «comportamentista», assai simile, trasferendoci nel campo della biologia, a quella di eugenetica, entrambe ossessionate dal voler plasmare gli individui, per fare in modo che essi non siano quello che sarebbero spontaneamente, senza questo tipo di interventi modificatori. Questa idea deve necessariamente supporre un ideale di civiltà e di cultura (e anche un modello biologico ariano), a cui si dovrebbe «tendere» o, perlomeno un desiderio di dominare le menti delle masse, cosa che già avviene con la scuola, i media, la propaganda, la censura del diverso dallo standard che qualcuno ha arbitrariamente stabilito. La cultura viene plasmata dalle persone che hanno degli interessi in queste operazioni e, in questo specifico contesto del libro, l'evuluzionismo filogenetico indimostrato e indimostrabile -non falsificabile quindi- viene imposto culturalmente perché chi non lo appoggia o lo contesta, non ha la minima speranza di carriera in ambito scientifico. N.d.T
     [33] Questa è chiaramente una affermazione priva di fondamento, perché non possiamo e non potremo mai sapere se nel paleolitico ci fosse o meno abbondanza di cibo e, conseguentemente di vestiario (pellicce degli animali uccisi). Ma è un «giudizio» che spesso è stato emesso in ambito della antropologia culturale, verso le genti di altre culture. «Innanzitutto dopo i lavori di Sahlins (1972) e di Clastres (1974) è difficile considerale le società primitive come schiacciate dal loro ambiente ecologico, colpite incessantemente dalle carestie e sempre angosciate dal doversi procurare cibo per non morire di fame. Di fatto, come ha dimostrato Sahlins, l'economia primitiva è una economia dell'abbondanza. Lungi dal passare tutta la loro vita alla ricerca febbrile di una alimentazione aleatoria, questi pretesi miserabili dedicano a queste attività al massimo in media cinque ore al giorno, ma più spesso dalle tre alle quattro ore. [,,,] l'idea di un selvaggio condannato ad una condizione quasi animale dovuta alla sua incapacità di sfruttare efficacemente l'ambiente, è un mito inventato da alcuni «padri fondatori» dell'antropologia economica [...]».
    Paolo Palmieri La civiltà tra i primitivi (1980 Edizioni Unicopli - Milano), pag. 182.
    Come si vede trattasi di visione etnocentrica che trae un giudizio di valore paragonando la nostra attuale «potenza» economica ad altre culture e altre epoche. Gli stessi nativi americani, senza andare tanto lontano nel tempo, vivevano nel loro paradiso terrestre prima che arrivassero i bianchi a distruggerlo. Il nostro mito proveniente dalla Genesi, forse sta solamente ad indicare una rinuncia a seguito di una scelta economica: l'accumulo delle risorse, anche questo ipocritamente usato come scusa per una scelta fatta dai soliti ignoti -o forse non poi tanto sconosciuti. N.d.T
     [34] Si veda la nota precedente. Non credo che si possa parlare di «istinto di accumulo», ne' nell'uomo, ne' negli animali, anche se alcuni roditori e insetti lo fanno per superare l'inverno, nelle zone climatiche in cui questo diventa un problema, oppure perché sfruttano le fasi riproduttive cicliche degli animali di cui si nutrono. Ma la "nostra" civiltà, se ha una compulsione ossessiva è proprio questa: accumula non già per assicurarsi la sussistenza, ma per il potere che l'accumulo è in grado di dare, sui propri simili. N.d.T
     [35] Come già accennato nelle note precedenti, la conoscenza di questi meccanismi può essere estremamente utile a chi volesse indirizzare la cultura dove non andrebbe spontaneamente senza questo attivo re-indirizzamento. Abbiamo tutti potuto constatare ad inizio 2020, quando si propagandava a piene mani la presunta emergenza da covid-19, come la maggioranza vi aderisse, ma non si limitava ad una adesione passiva, bensì la gente di sua iniziativa stigmatizzava chi non si adeguasse come loro, ai riti della mascherina sul volto, al distanziamento sociale (provvida definizione esplicativa di ciò che stava «davvero» succedendo, ma passata del tutto inosservata come concetto nella maggioranza compiacente di questi rituali). Tutta la ritualizzazione da covid-19 è stata condotta così subdolamente ed astutamente, che i più hanno iniziato a celebrare i riti prima che fosse loro detto di farlo: la gente indossò spontaneamente la mascherina protettiva, mantenne una distanza insolita dai propri simili, si disinfettava le mani ad ogni passo e, più tardi accompagnò i propri anziani ed i propri minori là dove gli Angeli non osano poggiare il piede, nei cosiddetti centri vaccinali, allo stesso modo che gli allevatori di mucche accompagnavano al macello i loro animali. La maggior parte dei «convinti» non si è accorta nemmeno dopo le conseguenze drammatiche, a volte mortali, di tali gesti, della parte che hanno svolto essi stessi nella prematura dipartita dei loro cari e sarebbe pronta a ripetere tutto ad una nuova presunta emergenza di questo tipo. Per inciso va detto che le conseguenze di tali atti non sono state immediate, ma perdurano nel tempo portando a diversi tipi di problematiche, dall'arresto cardiaco a trombi e, infine, alla crescita esponenziale anche dei casi di neoplasie e tumori; il tutto nel silenzio più totale degli organi di «propaganda» dell'emergenza, dei medici (salvo poche eccezioni), dei politici corrotti. N.d.T
     [36] Questa affermazione è discutibile: le usanze fanno parte della cultura, secondo molte definizioni che sono state date di essa in ambito soprattutto di antropologia culturale. La cultura è un prodotto intellettuale umano, sicuramente, fino a che non venga dimostrato che:
1) la filogenesi è un fatto accertato e
2) la filogenesi ha prodotto, tra le altre cose, le usanze.
     Sicuramente può succedere, come spesso succede nelle cose umane, che l'origine, ossia le cause, le motivazioni che hanno prodotto un'usanza -un rito, un cerimoniale- vengano dimenticate nel giro di poche generazioni, ma rimane innegabile il fatto che qualche intelligenza umana le ha prodotte, per un fine specifico, proprio come ha prodotto l'idea delle punte di selce o la ruota -o il pugno e l'aereo a reazione. N.d.T
     [37] Quando si hanno dei pre-giudizi, nel caso degli scienziati, delle tesi «da dimostrare ad ogni costo», come qui nel caso specifico che la cultura non è prodotta dall'uomo, ma dalla selezione naturale, si è disposti a cadere nei giudizi etnocentrici, come quello già affrontato alla nota 33; in questo specifico contesto il pregiudizio è che gli esseri umani antichi non fossero ancora abbastanza intelligenti da poter collegare tra di loro le cause (consumo di carne di porco) agli effetti (trichinosi); fino a che gli scienziati, ma anche la gente comune, saranno disposti a mettere da parte la verità, per conservare una teoria seducente, ci meritiamo davvero che ci siano degli individui privi di scrupoli (e di moralità) che per conquistare e dominare il mondo intero, sono disposti a manipolare la cultura ad usum delphini a loro piacimento, mentre si continua a credere che tutto si sviluppi aleatoriamente a caso: biologia, cultura, storia, fisica, tutto quanto dovuto al caso. N.d.T
     [38] Se non fosse che questa cosa è nota da almeno un paio di millenni, ma forse di più, ossia è come si dice un segreto di Pulcinella, probabilmente lo sapevano Alessandro Magno, gli antichi Egizi ed il popolo che per eccellenza è sempre andato a mescolarsi, cammuffarsi con altre genti, Egizi compresi. Anche se Konrad Lorenz non ha fatto esattemente uno scoop, questa sarebbe una informazione che chi fosse interessato a conquistare il mondo intero e sottometterlo, sarebbe disposto a comprare a qualunque costo. Capito perché esistono i «mecenati» (venite a cena da me)? Essi finanziano a piene mani la scienza (e l'arte): per tenere in pochi il controllo dei molti, occorre dominarne le menti, a questo servono scienza, religione ed arti. Le prime due, ai giorni nostri, sono diventate del tutto simili: dogmatiche ed ortodosse: al diavolo chi dissente dal dogma! N.d.T
     [39] In realtà, anche a dimostrazione del fatto, se ce ne fosse bisogno, che la cultura umana non si sviluppa secondo i capricci del caso (o della filogenesi), sembrerabbe che le cose siano storicamente andate esattamente al contrario di quanto appena affermato da Lorenz.
    «Nella prefazione ad una edizione cenntennale dell'Origine delle Specie, W. H. Thompson ebbe a scrivere: " questa situazione dove uomini si riuniscono alla difesa di una dottrina che non sono capaci a definire scientificamente e ancor meno a dimostrare con rigore scientifico, tentando di mantenere il suo credito col pubblico attraverso la soppressione della critica e l'eliminazione delle difficoltà, è anormale e indesiderabile nella scienza".
    Come è nata questa situazione scellerata? Accadde tempo addietro, cent'anni prima, quando il vecchio geologo Charles Lyell ed il giovane biologo Thomas H. Huxley (il futuro "bull-dog" di Darwin) ingaggiarono Darwin a sviluppare una teoria materialista sulla storia della vita e gli assicurarono un gran successo editoriale (la prima edizione dell'Origine si esaurì in un giorno!), benché poco convinti loro stessi della teoria che l'oscuro naturalista di Down intendeva proporre.»
    Dalla Prefazione di Giuseppe Sermonti al libro di Maurizio Blondet L'uccellosauro di cui alla nota 28. N.d.T
     [40] L'autore intende qui il termine latino, che significa assalire, attaccare, "con animo risoluto di offendere" (Vocabolario Italiano-Latino,di Luigi Della Noce e Federico Torre, Edizioni L.Roux e C. Torino-Roma-Napoli). N.d.T
     [41] Mi ero ripromesso che se l'accenno all'esplorazione dello spazio fosse stato unicamente quello di qualche riga sopra, avrei sorvolato, ma essendo diventato quasi cruciale il secondo riferimento, voglio spendere due parole, sia sull'apparente contrasto delle nazioni «divise» dalla cosiddetta cortina, che sembra essere solamente ad usum delphini, ma in realtà, per le cose importanti, vanno di comune accordo, contro al popolo, che da qualche anno è diventato «la massa». Per lo spazio e per la spartizione del «continente antartico», fanno comunella con quelli dell'altra parte della cortina. Qualche anno fa, sollevai il dubbio sul mediatico sbarco sulla luna del 1969, con un anziano convinto comunista. La sua risposta di allora fu che, se gli americani avessero bluffato, gli altri, quelli d'oltre cortina in cui il mio interlocutore aveva fiducia totale, li avrebbero certamente contraddetti pubblicamente!
     A meno che, dico io, anche loro avessero qualche cosa da nascondere...o peggio, che non fossero tutti d'accordo contro...la massa. N.d.T
     [42] In realtà oltre a non collegare quanto detto dallo stesso Lorenz a proposito della distruzione delle culture, questa idea fa parte di un piano molto preciso e che viene da molto lontano, volto a distruggere tutte le culture e crearne una nuova ad hoc per la costruzione di un nuovo ordine mondiale, a governo unico, religione unica, cultura unica ed è rivolto soprattutto ai giovani.
     «"L'uomo del futuro sarà di sangue misto [...] La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli con una molteplicità di personalità" (Attribuito a Coudenhove-Kalergi) Collo di bottiglia , questo della fusione delle razze, obbligato per ogni progetto mirante alla cancellazione di fatto di ogni identità religiosa, etnica e nazionale.» (In una parola distruzione delle diversità culturali) «Dal 1989, riferisce la stampa specializzata, l'ufficio delle Nazioni Unite dell'Alto Commissario per i Rifugiati è stato centrale per orchestrare migrazioni di massa dei mussulmani nord-africani in Europa e di slavi dai paesei dell'est.»
    Massoneria e sette..., citato, pag.444. N.d.T
     [43] Ecco il verbo rivelatore: «credere». Se siamo in ambito scientifico, non occorrono «atti di fede», ma devono essere i dati a fornire la prova che la teoria evoluzionistica è un dato di fatto. I dati non ci sono, dunque bisogna credere. Ovvero la scienza è diventata dogmatica come una religione. Inoltre questa specifica teoria «scientifica» non è falsificabile, ossia non soddisfa nemmeno i minimi criteri epistemologici.
    Nei periodi successivi, probabilmente senza rendersene conto, Lorenz dà per scontato che l'evoluzionismo sia il «bene» e di conseguenza, l'anti-evoluzionismo il «male». Per fortuna invece, si rende perfettamente conto che di guerra religiosa si tratta e non quindi di un sereno e pacato dibattito scientifico tra teorie contrapposte, dal quale si dipana il «progresso» della conoscenza. Dando però per scontato che trattasi di guerra religiosa, implicitamente ammette che esiste una ortodossia e che gli anti-evoluzionisti sono gli eretici. N.d.T
     [44] Nell'epoca del «politicamente corretto» è bene precisare due cose: la prima che nel testo francese è scritto proprio «musique nègre», che si traduce proprio così; la seconda, che tanto il francese, quanto l'italiano, sono lingue che derivano da una volgarizzazione del «latino» e che in latino tanto la parola «nero», quanto il termine «negro» (individuo di popoli africani) si traducono con nigro. Non esite, non può esistere alcun giudizio di valore o connotazione dispregiativa in un vocabolo come questo, che indica «colore opposto al bianco», nel vocabolario citato alla nota 40. Chi riesce a individuare questi giudizi e disprezzi in questa parola ha sicuramente dei problemi cognitivi. Il vero problema è che con la scusa del politicamente corretto, i filologi riescono a modificare la/le lingue senza che ce ne accorgiamo, il che equivale a dire, manipolano la cultura, a dispetto di chi «crede», come Lorenz, che la cultura sia, in parte, anche un prodotto del caso! N.d.T
     [45] Questa affermazione non è valida nella fisica quantistica, o fisica delle particelle subatomiche. I fisici quantistici sono giunti alla conclusione che lo sperimentatore influenza l'esito dei risultati ottenuti. Ne consegue che sperimentari diversi otterranno risultati differenti.
    Questo dovrebbe suscitare un «ragionevole dubbio» anche per i risultati ottenuti al di fuori della fisica quantistica. N.d.T
     [46] In realtà i genetisti non sono concordi ad ammettere la teoria evoluzionistica darwiniana e nemmeno i biologi e gli epistemologi, i matematici (a causa della infinitamente piccola probabilità che sia potuto accadere una sola volta). Si veda la nota 28, 29. Nemmeno Giuseppe Sermonti, genetista di fama può essere d'accordo con gli evoluzionisti, visto che ha ipotizzato, al contrario, la «devoluzione», in netto contraso con il darwinismo. Si veda anche la nota 39. N.d.T
     [47] A conferma di quanto detto in altre note e nella Nota del traduttore, che informazioni come quelle contenute in questo libro sono di estrema utilità a chi volesse manipolare, per fini suoi, la mente delle persone (le masse, l'«opinione pubblica), in realtà, ai giorni nostri, le cose stanno andando esattamente nella direzione opposta:
     «All'inizio degli anni Novanta le scienze umane sono state fatte sparire dall'orizzonte dell'informazione di massa, semplicemente con il silenzio, non parlandone più. Dato l'enorme entusiasmo che avevano suscitato nel periodo che va dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Novanta, il fatto che nessuno abbia fatto rilevare questa sparizione sarebbe «strano» se non rappresentasse la conferma che la sparizione è stata voluta.
     Le cattedre ovviamente sussistono, ma le loro scienze non fanno più notizia. Contemporaneamente sono state eliminate dalle scuole, per ordine dell'Ue, antiche, nobilissime e essenziali discipline come la geografia, la letteratura latina e greca con le lingue corrispondenti, riducendole tutte a fantasmi, innocui brandelli di un sapere inesistente. Perfino la storia, privata di tutti i contributi metodologici di cui l'epoca moderna l'aveva arricchita, sembra diventata un residuo d'altri tempi, impotente a dare agli uomini quella consapevolezza di se stessi che ne è il frutto principale, conquista fondamentale della civiltà europea. Anche questo è stato deciso e messo in atto nel più completo silenzio.
     Sembra di vivere in una società di analfabeti, dove nessuno è in grado di valutare e di esprimere un giudizio su simili provvedimenti. [...]
     Articolo dell'antropologa Ida Magli, pubblicato sul sito de Il Giornale
     Link diretto: http://www.ilgiornale.it/news/cultura/970003.html
     Visto su: http://www.disinformazione.it/nuovo_ordine_europeo.htm
     N.d.T
     [48] Sembra un vero e proprio atto di fede: la religione è cambiata, l'evoluzione è stata sostituita a Dio, o alla Provvidenza, ma si deve avere fede: abbiamo sempre avuto fede in qualcosa o in Qualcuno. Nel caso di questa fede, nei grandi costruttori: la mutazione e la selezione, ché, meglio di così non si può fare! Infatti qualche riga sotto, questi due dei ottengono il diritto alla iniziale maiuscola. Se non è una religione questa, con i suoi indimostrabili e indiscutibili dogmi, pena l'accusa di eresia, ne ha tutte le caratteristiche.
    Tutto il finale di questo libro non è altro che una serie di atti di fede, dei «credo», un crescendo di credo, che danno a questo Grande Maestro dell'etologia, un aspetto umano: uno scienziato deporrebbe solo a favore di certezze reali, «al di là di ogni ragionevole dubbio», ma Lorenz, in tutta la sua opera ha sempre messo in giuoco se stesso, le sue esperienze personali, le sue emozioni e questo fa di lui, a mio modesto parere, uno scienziato davvero grande e umano. N.d.T
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     [I] L'Aggression
Une histoire naturelle du mal. Traduit de l'allemand par VILMA FRITSCH
Flammarion Champ psycologique. 1977
     [II] Op.Cit. Prefazione p.5.
     [III] https://it.wikipedia.org/wiki/Induzione
     [IV] https://it.wikipedia.org/wiki/Deduzione
     [V] Op.Cit. Prefazione p.7. (grassetto d.T.)
     [VI] Giancarlo Infante, La crociata eliocentrica contro il senso comune, 2021 - Solfanelli - p.11.
     [VII] Capitolo VI - Il grande parlamento degli istinti. Pag.115, in fondo.
     [VIII] Massoneria e sette segrete... già citato alla nota 31.

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    Ed ora, per chi fosse curioso -grande dote la curiosità, almeno nel suo lato buono, quando non sia morbosità dei fatti altrui, ma sano desiderio di conoscenza- e quindi interessato, riporto le frasi che mi hanno indotto ad aggiungere una nota. Le prime sei sono semplici spiegazioni; le altre sono quasi tutte critiche e riflessioni mie.

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    [1] I combattimenti territoriali dei pesci della barriera corallina, gli impulsi e le inibizioni quasi «morali» di certi animali sociali, la vita sociale e coniugale totalmente priva d'amore delle nitticore, le sanguinose guerre di massa dei surmolotti[1], tutti questi e molti altri modi bizzarri di comportamento animale interesseranno, spero, il lettore, attendendo il momento in cui egli perverrà ad una comprensione più esaustiva dei loro rapporti.
    [2] Nel mare, il principio «chi si assomiglia non si piglia»[2] può essere mantenuto senza effusione di sangue; il pesce vinto ha la libertà di fuggire dal territorio del vincitore.
    [3] Sono prima di tutto animali viventi in società che attaccano allora il predatore minacciante, ovunque lo incontrano. In inglese si usa il termine mobbing per indicare questo fenomeno; l'equivalente più prossimo in italiano è senza dubbio "incursione molestatrice"[3].
    [4] Un fatto che colpisce: gli animali velenosi che si proteggono con il loro gusto sgradevole o con altri mezzi «scelgono» sovente, come segno di avvertimento, una combinazione di colori rosso, bianco e nero. Talvolta ci sono delle specie che, pur non avendo nulla a che fare con queste creature velenose al di fuori della loro aggressività, hanno pertanto avuto la stessa idea. Sono la volpoca[4] ed il barbo di Sumatra. La volpoca è conosciuta da lungo tempo per l'abitudine di molestare i predatori. La sola vista del suo piumaggio variegato disgusta talmente la volpe, che può impunemente fare il proprio nido in una tana di volpe abbandonata.
    [5] Ceteris paribus[5] è sempre colui che, ad un determinato istante, si trova più vicino alla sua dimora.
    [6] Per quanto riguarda la scienza del comportamento in un senso più stretto, Wallace Craig fu il primo a fare della spontaneità un soggetto di ricerca scientifica. Prima di lui William Mc Dougall aveva già opposto al Animal non agit, agitur di Cartesio, che i comportamentisti avevano scritto sulla loro bandiera, la constatazione più corretta: The healthy animal is up and doing[6].
    [7], Lupo-Maculato e Aquila-Astuta, capi di due tribù vicine di Sioux[7] tutti e due vecchi guerrieri esperti, un poco stanchi di uccidere, hanno convenuto di fare un tentativo fino al presente inusitato; essi desideravano risolvere la questione dei diritti di caccia in una certa isola del piccolo fiume dei castori, frontiera dei loro rispettivi territori di caccia, organizzando un incontro invece di dissotterrare subito l'ascia di guerra.
    [8] L'anticonformista viene messo in disparte come «outsider» e, nel gruppo primitivo, viene perseguitato nel modo più crudele[8] -una classe scolastica, una piccola unità militare possono darne un buon esempio.
    [9] Ma quello da cui dobbiamo guardarci, con tutta la potenza della nostra responsabilità razionale, è la nostra inclinazione naturale a credere all'inferiorità delle norme sociale e dei riti delle altre culture. È questo il lato oscuro della pseudo speciazione: essa ci fa considerare i membri delle pseudo specie differenti dalla nostra, come dei non-umani; molte tribù primitive hanno questa tendenza[9].
    [10] L'espressione «istinto di riproduzione» ci è per esempio molto familiare. Cionondimeno non bisogna immaginarsi -come molti di coloro che hanno studiato gli «istinti» lo hanno sfortunatamente fatto- che delle simili etichette ci forniscano una spiegazione dei fenomeni in questione. I concetti che corrispondono loro non valgono meglio dell'horror vacui o del flogisto che, anch'essi, non sono che delle semplici denominazioni che «pretendono» essere delle spiegazioni, come John Dewey dice senza mezzi termini[10].
    [11] Dei concetti come «istinto di riproduzione» o «istinto di conservazione» hanno dunque così poco valore esplicativo, quanto l'avrebbe quello di «forza d'automobile» per spiegare il fatto che la mia buona vecchia automobile cammini ancora. Colui che conosce e soprattutto paga le riparazioni meccaniche che prolungano la vita dell'automobile, non sarà certamente tentato di credere in una forza misteriosa di questo genere[11].
    [12] E la mia predizione del comportamento sarebbe che tutti e due resteranno per lunghi minuti nella stessa posizione, poi se ne andranno lentamente «salvando le apparenze» per poi allo stesso tempo, alzare la zampa[12], un po' più lontano.
    [13] In molte specie, sono dei meccanismi di comportamento senza dubbio molto «moderni» -nelle pecore per esempio, le pulsioni particolari che garantiscono l'unità continua del gregge- che dominano l'individuo al punto di coprire talvolta tutti gli altri. Il montone di Panurgo[13] è divenuto leggendario!
    [14] Il problema che si pone in questo modo, i due grandi artigiani dell'evoluzione lo risolvono dunque sempre allo stesso modo: conservano immutate le pulsioni, generalmente utili, ossia indispensabili; installano, cionondimeno, in casi particolari in cui esse potrebbero avere un effetto nocivo, un meccanismo speciale di inibizione creato ad hoc. Una volta di più, c'è qui una analogia con l'evoluzione culturale dell'uomo nel corso della sua storia[14]. È la ragione per la quale gli imperativi più importanti della legge mosaica, come di tutte le altre leggi, sono dei divieti e non dei comandamenti.
    [15] Siamo relativamente ben informati su questo genere di combattimenti rituali dei pesci e principalmente sui processi di ritualizzazione che hanno trasformato in questo senso gli antichi combattimenti nefasti[15].
    [16] Da dove viene questo fenomeno paradossale e singolarmente avvincente che gli animali più sanguinari, soprattutto il lupo, chiamato da Dante la bestia senza pace[16], fanno parte degli esseri provvisti di inibizioni anti uccisione i più sicuri che esistono nel mondo intero.
    [17] Ma li lascio soli [i miei bambini], senza alcuna inquietudine, in compagnia dei nostri grandi bastardi pastori Chowchow, pertanto estremamente feroci verso la selvaggina. E facendolo, mi fido delle inibizioni sociali che il cane non ha per nulla acquisito nel corso del suo addomesticamento, ma che ha senza dubbio ereditato dalla bestia senza pace[17]!
    [18] Essi dovranno dunque essere trattati nel nostro capitolo sui comportamenti analoghi alla morale[18].
    [19] La truppa tutta intiera può così rispondere a degli stimoli provocanti delle attrazioni, vale a dire dei «tassi di interesse[19] positivi», anche se è un solo individuo che li riceve.
    [20] Se ci sono molti pesci, che partono così in risposta ad uno stimolo esterno, la loro possibilità di trascinare il banco intero è più grande. Ma più il banco è grande e più reagisce[20], meno i suoi membri intraprendenti andranno lontano prima del voltafaccia di ritornare, come attratti da un amante, verso il banco.
    [21] Osservando questi movimenti disordinati, si rischia quasi di perdere la propria fede nella democrazia e riconoscere i vantaggi indubitabili di una politica di destra[21].
    [22] Per mostrare qualche esempio che mostra la loro ardita fantasia: da una fessura di una branchia che conduce dell'acqua, hanno fatto un condotto pieno d'aria; di due ossa dell'articolazione della mascella, due ossicini dell'orecchio; di un occhio laterale, una ghiandola endocrina, la pineale; da una zampa di rettile, un'ala di uccello e così via[22].
    [23] Quando si cerca di rimettere insieme l'esiliato con i suoi vecchi compagni, l'aggressività sale alla minima occasione come lo fa l'acqua in ebollizione ritardata[23].
    [24] Degli altri minuscoli cambiamenti possono, come già sappiamo (pag.182-183), annientare di colpo la dipendenza acquisita. La mia vecchia coppia di copsychus malabaricus[24], durante l'estate 1961, tollerava ben al di là dell'epoca in cui gli uccelli cacciano normalmente dal loro territorio i piccoli adulti, la presenza di un figlio della loro prima covata che si trovava in una gabbia, nella stessa stanza della loro nidiata.
    [25] Si può ottenere questo risultato con una certa regolarità, mettendo un «antidolorifico»[25] nella stessa gabbia con una coppia e togliendolo, possibilmente senza essere scoperti, quando la battaglia è al suo massimo. La coppia si appresta allora ad un cerimoniale di trionfo estatico che diventa sempre più selvaggio e si distingue sempre meno da una minaccia non ritualizzata.
    [26] All'inizio della primavera, quando le vecchie coppie hanno intenzione di covare e che molti dei giovani, di uno o due anni, pensano all'amore, restano sempre un certo numero di celibi di età diverse che, non avendo attività erotiche, fanno tappezzeria[26].
    [27] Questa divisione in due si accorda perfettamente con una visione dell'uomo in posizione centrale dell'universo; corrisponde perfettamente anche alla sua avversione a vedersi prigioniero delle leggi naturali. Non stupisce che questo dualismo sia profondamente penetrato nelle nostre abitudini di pensiero[27].
    [28] Il cambiamento significativo che hanno subito le parole «idealista» e «realista» ne rende conto; ché questi termini che, all'inizio, non designavano che due atteggiamenti filosofici, contengono oggi dei giudizi morali di valore (moralische Werturteile)[28]. Nel pensiero occidentale, principalmente in Germania, è divenuto di moda considerare come estraneo al mondo dei valori tutto quello che può essere spiegato con le leggi naturali. Essere scientificamente spiegabile equivale ad una svalorizzazione.
    [29] Non voglio nemmeno discutere qui della probabilità[29], o meglio della certezza della teoria dell'evoluzione; essa è mille volte più grande che la certezza circa la nostra conoscenza storica; tutto quello che sappiamo vi si integra senza contrasti; niente vi si oppone e, essa possiede tutti i valori che si possono attribuire ad una teoria creazionista: forza esplicativa, bellezza poetica, grandezza impressionante.
    [30] Come ha detto Hegel: «Quello che ci insegnano l'esperienza e la storia, è che ne' il popolo ne' i governi hanno mai appreso nulla dalla storia, o agisconi secondo principi dedotti dalla storia[30].
    [31] Difatti, se il nostro osservatore extraterrestre fosse un etologo ben informato, concluderebbe inevitabilmente che l'organizzazione sociale degli uomini assomiglia molto a quella dei ratti i quali, anch'essi, sono all'interno della tribù chiusa degli esseri socievoli e pacifici, ma si comportano da veri demoni verso consimili non appartenenti alla loro stessa comunità[31].
    [32] E pertanto è indispensabile di comprendere la dinamica di questo sistema, ché soltanto la comprensione della natura dei valori ci offre qualche speranza di poter mai creare i nuovi valori e gli ideali[32] così terribilmente necessari nella nostra situazione attuale.
    [33] La gente del paleolitico aveva, in generale, appena di che mangiare[33]; se, per una volta essi avevano catturato un mammut, era corretto e morale, dal punto di vista biologico che ogni membro dell'orda si abbuffasse quanto più possibile. La ghiottoneria non era un vizio.
    [34] Ognuno aveva terribilmente bisogno di conservare i suoi pochi beni: delle armi e degli utensili e qualche noce per il pasto del giorno successivo; dunque nessun pericolo che il suo istinto di accumulazione si trasformasse in avarizia[34].
    [35] Dopo un certo numero di generazioni, non soltanto i riti e le cerimonie altamente sviluppati, ma anche delle norme più semplici e meno visibili del comportamento sociale, possono acquisire il carattere di usanze sacre, amate e considerate come valori e la cui trasgressione è severamente condannata dall'opinione pubblica[35].
    [36] Questo stato di cose paradossale si spiega con il semplice fatto che queste usanze non sono fabbricate dall'uomo[36] nello stesso senso in cui lo sono le invenzioni umane, dal colpire col pugno fino all'aereo a reazione.
    [37] Gli storici saranno dunque obbligati ad affrontare il fatto che la selezione naturale determina l'evoluzione delle culture[37], altrettanto bene quanto quella delle specie.
    [38] Per uccidere una cultura, è sufficiente talvolta metterla in contatto con un'altra[38], soprattutto se quest'ultima è più evoluta, il che vale abitualmente per la cultura di una nazione conquistatrice.
    [39] È allora che essi reagiscono: «È banale; avrei potuto, in effetti, pensarci io stesso», come Thomas Huxley avrà esclamato leggendo L'origine delle specie di Charles Darwin[39].
    [40] Quello che sembra certo, è che con l'eliminazione dell'aggressione, dell'aggredi[40] nel senso originale e più largo del termine, si perderebbe molto dello slancio con il quale ci si dedica ad un compito o ad un problema e del rispetto di se stessi, senza il quale non resterebbe più nulla di tutto quello che un uomo fa dal mattino alla sera, dalla rasatura mattutina, fino alla creazione artistica o scientifica.
    [41] Sono convinto che di tutte le persone dai due lati della cortina, i piloti dello spazio, devono essere quelli che si odiano meno[41].
    [42] Nel suo celebre villaggio di bambini a Trogen, in Svizzera, dei bambini e dei giovani di tutte le nazionalità vivono insieme in una comunità amicale. Possa questo tentativo trovare degli imitatori su grande scala[42].
    [43] Nel mio caso, il pericoloso mormorio della mia pulsione aggressiva mi persuaderebbe probabilmente a vedere la personificazione del male in certi filosofi che disprezzano la scienza naturale e, principalmente, coloro che, per delle ragioni puramente ideologiche, rifiutano di credere alla teoria dell'evoluzione[43].
    [44] L'apprezzamento generale della musica negra[44] è forse un passo importante verso una soluzione degli ardenti problemi razziali negli Stati Uniti.
    [45] La verità scientifica è astratta da una realtà che esiste al di fuori e indipendentemente dal cervello umano. Questa realtà, essendo la stessa per tutti gli esseri umani, tutti i risultati scientifici corretti si accorderanno sempre tra di essi[45], qualunque sia l'ambiente nazionale o politico nel quale sono stati raggiunti.
    [46] Questi risultati non potevano essere confermati in nessun'altra parte del mondo e questa situazione era estremamente inquietante per coloro i quali credono nell'unità della scienza e nella sua missione mondiale. Oggi non si parla quasi più di questa teoria. I genetisti del mondo intero hanno nuovamente accordo di opinioni[46]. È una piccola vittoria, ma pur sempre una vittoria per la verità.
    [47] Soltanto l'educazione dell'umanità intera può aumentare il numero degli ideali, con i quali ogni individuo può identificarsi. In questo modo l'educazione diverrebbe più «umanista»[47], nel senso più nuovo e più largo del termine.
    [48] Il problema è sempre risolto dall'evoluzione di un nuovo meccanismo inibitore, specialmente adattato alla nuova situazione e che neutralizzerà gli effetti pregiudizievoli di questa pulsione, senza intervenire diversamente nelle sue funzioni[48].

Articolo n.201: aggressivita.php
Sito: chifelio
Tema: 19 - Scritti, racconti, libri
Data: 2024-10-19

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